Pd, Kechoud in corsa per fare il segretario

1 Settembre 2019

Domani l’assemblea per formalizzare le dimissioni di Tocco, Fina commissario in attesa del congresso

PESCARA. Partono le grandi manovre nel Pd della provincia di Pescara per rinnovare il vertice. Domani pomeriggio, nella sede di via Lungaterno, si svolgerà l’assemblea per formalizzare le dimissioni da segretario provinciale Enisio Tocco e per avviare le consultazioni, in vista del prossimo congresso che dovrà eleggere il sostituto. Nell’attesa del congresso provinciale, previsto tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo, il segretario regionale Michele Fina guiderà il partito.
Intanto, sono già spuntate le prime candidature. L’ex consigliera comunale Leila Kechoud, esponente dell’area del segretario nazionale Nicola Zingaretti, si è già fatta avanti. Ma diversi esponenti del suo partito sarebbero pronti a sbarrarle la strada.
Si è detto disponibile anche il segretario cittadino Moreno Di Pietrantonio, ma le sue quotazioni sarebbero molto basse, dato che il segretario è considerato componente dell’area di Maurizio Martina. Ci sarebbero, poi, diversi sindaci dem della provincia pronti a scendere in campo, ma finora non sono usciti allo scoperto.
Fonti bene informate, comunque, fanno notare che il futuro segretario sarà un zingarettiano, visto che l’area che fa capo al segretario nazionale ha ottenuto alle primarie, a Pescara, oltre il 70 per cento delle preferenze. «Dovrà essere eletto segretario l’esponente del Pd che farà più unità e riuscirà a ricompattare il partito», ha commentato Di Pietrantonio.
L’uscita di scena di Tocco, tuttavia, appare tutt’altro che indolore. Il segretario uscente, considerato vicino al senatore Luciano D’Alfonso, ha scritto una lettera a Fina e, per conoscenza ai parlamentari e ai segretari di circolo del Pd, in cui si lamenta di non aver potuto avviare quel cambiamento che avrebbe voluto realizzare. «Purtroppo, invece», si legge, «abbiamo impiegato buona parte del tempo nel cercare di contravvenire alla disaffezione di chi ci rappresentava sui territori...L’abitudine di esternazione degli attacchi interni, anziché dai nostri avversari politici, oltre che a screditare l’immagine del nostro partito, ha generato un corto circuito e la consolidata prassi della classe dirigente, a partire dal sottoscritto, di impiegare le energie a gestire i conflitti interni, anziché dialogare con la nostra gente che, da troppo tempo, ci percepisce distanti e non interessati ai problemi della loro quotidianità».(a.ben.)
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