Pd, la vittoria teramana non basta a Rapino

26 Giugno 2018

Il segretario esulta, ma tra i commenti al suo comunicato spuntano le critiche. E D’Alfonso resta

PESCARA. «La vittoria di Teramo è frutto della partecipazione e dell'impegno di una vera squadra che, insieme a Gianguido D’Alberto, nuovo Sindaco di Teramo, ha messo in campo la vera passione per la politica», così afferma Marco Rapino Segretario Pd Abruzzo. Ma il suo comunicato, postato anche su Facebook, raccoglie molte critiche dalla base del partito che, nonostante la vittoria, chiede le sue dimissioni. Ma Rapino non ci pensa nemmeno e scrive: «Il Pd, con il suo commissario Sandro Mariani e i suoi militanti, ha dato prova di quanto vale dare ai propri concittadini la possibilità di scegliere la migliore visione per il futuro, mettendo in campo forze giovani, competenti e determinate. La città ha risposto con una grande prova di fiducia, consegnando nelle mani di chi è stato eletto il compito e la responsabilità di dare vita e forma ad un programma vero e a progetti utili per i cittadini, per le imprese, per tutto il territorio. Questa vittoria assume un valore significativo non solo in Abruzzo ma in tutto il panorama nazionale: mai rinunciare a trovare risposte e soluzioni ai problemi».
Certamente, la risposta di Rapino è direttamente collegata alla dichiarazione rilasciata ieri dal governatore- senatore, Luciano D’Alfonso. Il primo resta al suo posto perché il secondo deve restare. «Le opposizioni chiedono le mie dimissioni e danno luogo ad una posizione che è contraria», dice il governatore che spiega: «Ho letto di Quagliariello che per me ha studiato bene la storia contemporanea. Lui dice che si può votare nel 2019. Io non mi occupo di questi aspetti. Sto facendo con molta lena il presidente della Regione in Abruzzo e il Senatore a Roma. Da questa settimana si insediano anche le Commissioni e domani interverrò in aula per quanto riguarda i problemi riferiti al Dl Terremoto. E ne parlerò», continua, «non da abruzzesista ma come legislatore italiano, facendo in modo che una volta per tutte le tragedie trovino copertura normativa ordinamentale. Non è possibile che ogni tragedia abbia una copertura amministrativa ad hoc. C'è bisogno di uno stabilimento ordinamentale che faccia capire che in automatico accade ciò che deve accadere». E intanto mantiene i due ruoli. (l.a.)