Pellegrini, l’artista teatino che usa la cannabis per curarsi

12 Maggio 2017

CHIETI. L’8 giugno del 2016 gli agenti della questura teatina arrestano per droga l’artista teatino Fabrizio Pellegrini. Parte così la vicenda che ha riportato a galla a livello nazionale il tema...

CHIETI. L’8 giugno del 2016 gli agenti della questura teatina arrestano per droga l’artista teatino Fabrizio Pellegrini. Parte così la vicenda che ha riportato a galla a livello nazionale il tema della marijuana a scopo terapeutico. In casa di Pellegrini la polizia trova cinque piante ben cresciute di cannabis indica. Il quarantanovenne pittore e musicista, spiega di utilizzare la marijuana per curarsi, ma viene rinchiuso in cella. Fino a quando la sua storia non finisce sul tavolo di due avvocati radicali, Giuseppe Rossodivita e soprattutto il teramano Vincenzo Di Nanna, segretario dell’associazione radicale A.G.L. Abruzzi. Quando il 2 agosto scorso, l’artista teatino, fortemente provato e anche visibilmente dimagrito, esce dal carcere di Madonna del Freddo, ad aspettarlo nello spiazzale assolato c’è proprio Di Nanna che prende in mano il suo caso a tutti i livelli. Pellegrini è afflitto da una malattia cronica, la fibromialgia, che gli provoca forti dolori alla schiena e agli arti. La patologia è attestata da regolari certificati medici. Ha chiesto di potersi curare tramite un farmaco, il Bedrocan, che utilizza a scopo terapeutico il principio della cannabis e che sarebbe potuto arrivare direttamente dall’Olanda. Ma i costi erano alti e il paziente ha chiesto che il farmaco gli potesse essere messo a disposizione dalla Asl. L’azienda sanitaria gli ha risposto, però, che i soldi avrebbe dovuto anticiparli lui. Non avendone la possibilità economica, all’artista non è rimasto altro che una soluzione: la coltivazione in casa della marijuana. (a.i.)