Penne e Popoli bocciano l’operato del manager Asl

Negativi i pareri sull’operato svolto dal direttore Mancini Petrucci: «Pochi i servizi attivati, bisogna invertire la rotta»
PENNE. Gli amministratori comunali di Pescara, Penne e Popoli hanno bocciato l’operato del direttore generale della Asl di Pescara, Armando Mancini.
È tornato a riunirsi lunedì scorso il comitato ristretto dei sindaci dell’azienda sanitaria locale di Pescara. All’ordine del giorno un solo punto in discussione: il parere sui risultati conseguiti nei trascorsi 18 mesi di attività del manager della Asl di Pescara Armando Mancini. La riunione è stata caratterizzata anche dall’insediamento del neo sindaco di Pescara, Carlo Masci, che ha assunto la carica di presidente dell’organismo di cui fanno parte oltre a Penne, anche i Comuni di Popoli, San Valentino e Tocco da Casauria.
Pescara, Penne e Popoli hanno espresso parere negativo sull’operato del manager Mancini, mentre si sono astenuti dal dare un giudizio i sindaci dei Comuni di San Valentino e Tocco da Casauria. A rappresentare il Comune di Penne al tavolo ristretto dei sindaci è intervenuto l’assessore al Bilancio Gilberto Petrucci. «Alla luce della grave situazione che vive quotidianamente l’ospedale “San Massimo” di Penne, dopo il declassamento, l’amministrazione comunale, da me rappresentata, ha espresso il “parere negativo” sull’operato dell'attuale manager», ha spiegato l’assessore Petrucci. «Nel corso del mio intervento, ho ricordato le numerose criticità che tormentano il presidio ospedaliero vestino e denunciate da tempo dal Comitato dei cittadini “Salviamo l’ospedale San Massimo”(oggi sono stato la loro voce): medici contrattualizzati per Penne ma in servizio permanente a Pescara; mancata riqualificazione strutturale dell'edilizia sanitaria (fondi ex art. 12 della finanziaria 1988); impiego costante di personale interinale invece di assunzioni con procedure contrattuali; innumerevoli strumenti diagnostici acquistati e tenuti imballati; disinteresse e disorganizzazione da parte della governace della Asl», ha puntualizzato Petrucci per conto dell’ente pennese.
«Dopo il declassamento, avvenuto a giugno 2018, non sono stati attivati i pochi servizi previsti dalla riorganizzazione sanitaria e introdotti con il precedente atto aziendale, come ad esempio, rimangono ancora sulla carta, i 15 posti per la lungodegenza. Bisogna invertire la rotta. Bisogna continuare con forza la battaglia per salvare il nostro ospedale. È l’ospedale dell’area vestina», ha concluso Petrucci. Le richieste del comitato ristretto dei sindaci per l’ospedale di Penne, arrivano a distanza di circa due settimane dalla proposta di rimodulazione che i sindacati abruzzesi hanno presentato al’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì. I sindacati hanno proposto per l’ospedale San Massimo di Penne un passaggio dall’attuale status di ospedale di area disagiata ad ospedale di base. Se così sarà il totale dei posti letto per l’ospedale di Penne salirebbe dai circa 52 attuali a ben 120.

