Penne, i negozi resistono: «Ma i ristori non arrivano»

5 Dicembre 2020

Il settore dell’abbigliamento è costretto a tenere abbassate le serrande Crolli del fatturato fino all’80 per cento e c’è chi si rifugia nelle vendite on line

PENNE. Il commercio abruzzese sta vedendo le streghe ovunque. Non fa eccezione il piccolo commercio del capoluogo vestino, alle prese già con un tessuto economico in difficoltà da diversi anni. Uno dei settori più colpiti è senza ombra di dubbio quello che riguarda l’abbigliamento uomo-donna.
Tra speranze, paure e timori, i piccoli negozianti pennesi hanno provato comunque a portare avanti le rispettive attività imprenditoriali. Dal 16 novembre, di fatto, i negozianti del settore moda hanno abbassato le serrande e cercato di salvare il salvabile. Qualcuno ha puntato sulle vendite online, ma i fatturati inevitabilmente hanno subito un crollo.
«Se faccio un raffronto tra il primo semestre 2019 e quello del 2020 ho avuto un calo del fatturato del 40 per cento», racconta Antonella Duttilo, titolare della boutique Yaya. «La chiusura di novembre ha portato il calo all’80 per cento, con tutto quello che ne consegue. Nel periodo estivo più o meno siamo riusciti a lavorare, mentre a ottobre le cose erano andate migliorando e si notava anche l’entusiasmo tra le persone».
«La chiusura di metà novembre è stata una mazzata per il nostro settore», racconta ancora Duttilo. «La collezione inverno, con tutti i rifornimenti, presuppone un’esposizione economica finanziaria maggiore rispetto a quella primaverile-estiva. La chiusura in questo periodo pesa in termini economici e di magazzino. Mi sono organizzata facendo consegne a domicilio e pubblicizzando via social i miei prodotti, per dare sempre un segnale di presenza alle clienti. Mi auguro di poter riaprire il prima possibile, ma al momento dalla Regione non vediamo grandi spiragli di uscita dalla zona rossa», conclude la titolare della boutique di viale Ringa a Penne.
La zona rossa ha acuito la crisi ancor più in quelle attività commerciali presenti all’interno del centro commerciale Galleria del Vento in contrada Campetto.
«Noi attività all’interno della “Galleria del Vento” abbiamo subito maggiori problemi rispetto agli altri perché dobbiamo essere chiusi anche nei festivi e prefestivi», spiega Luana Di Blasio, titolare del negozio Melarossa abbigliamento. «Abbiamo notevoli mancanti incassi, in un settore già da tempo in sofferenza, e per il momento i famosi ristori non ancora arrivano. La difficoltà grande è legata al magazzino, dato che le collezioni invendute adesso rimarranno tali anche in futuro. La situazione di difficoltà va avanti oramai dal primo lockdown di marzo. Gli incassi sono notevolmente ridotti e i ristori ricevuti sono minimi rispetto alle perdite avute», sottolinea la commerciante.
Situazione complicata anche a detta di Luca Cutilli, storico titolare del negozio d’abbigliamento Begò, in largo San Francesco. «La situazione è a dir poco preoccupante», spiega Cutilli. «Il calo del fatturato si aggira oltre il 50-60 per cento, considerando anche i periodi di chiusura fatti. A prescindere dalle difficoltà per inoltrare le richieste, i ristori ricevuti fino a oggi a malapena sono serviti per pagare le utenze fisse».
«Con la seconda ondata, il settore abbigliamento è stato tra i più penalizzati. Questa zona rossa, a mio avviso, è poco differente dall'arancione. Riguardo alle vendite online, io sono scettico: noi piccole realtà non possiamo permettercele, soprattutto perché si entra in concorrenza prezzi con i grandi. Mi sono mosso tramite il canale WhatsApp facendo qualche consegna a domicilio, ma ripeto il cliente sta acquistando un capo di abbigliamento che deve indossare e toccare per valutarne la qualità», conclude Cutilli.
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