Penne in piazza per la pace in Ucraina

11 Marzo 2022

PENNE. Una città intera pronta a scendere in piazza per chiedere la pace in Ucraina e lo stop alle ostilità da parte della Russia. Domani anche a Penne, come in tantissime città italiane, ci sarà una...

PENNE. Una città intera pronta a scendere in piazza per chiedere la pace in Ucraina e lo stop alle ostilità da parte della Russia. Domani anche a Penne, come in tantissime città italiane, ci sarà una manifestazione contro la guerra scatena dal presidente russo Vladimir Putin.
Si parte alle ore 15, da largo San Francesco, poi il serpentone arcobaleno si snoderà lungo corso Alessandrini fino ad arrivare in piazza Luca da Penne, dove si terrà un dibattito tra i cittadini.
«Quello della guerra in Ucraina è un tema di forte coesione che non deve dividere la nostra comunità», spiega il sindaco Gilberto Petrucci, «è un momento molto difficile per il popolo ucraino e per tutti noi. Il Comune di Penne appoggerà la manifestazione e io stesso sarò presente per dare un segnale e una risposta a quanto sta accadendo. La priorità è chiedere la pace».
La città di Penne, nel frattempo, si sta preparando ad accogliere i primi profughi ucraini (ieri c’è stato un ricongiungimento familiare a Farindola, ndr), «Abbiamo dato la nostra disponibilità», sottolinea il sindaco Petrucci, «e siamo pronti ad accogliere chi ne avrà bisogno». Pronta a partire anche la raccolta aiuti promossa dagli Alpini e patrocinata dal Comune. Medicine, vestiti e altri beni di prima necessità saranno raccolti nella sede di via Verrotti domani e domenica (dalle 9 alle 18), ma anche giovedì 17 marzo dalle 15 alle 17.
«Dobbiamo essere in tanti alla manifestazione, di domani», dice Gabriele Frisa, capogruppo di Penne ribelle in consiglio comunale. «La guerra in Ucraina sta colpendo tutta la popolazione civile e anche in Russia stanno pagando soprattutto i civili», spiega Frisa, «La guerra in Ucraina sta segnando anche la vita dei cittadini e lavoratori europei, che in poche settimane hanno dovuto fare i conti con aumenti improvvisi di carburante, luce, gas, ma anche pane e pasta sono andati alle stelle. A pagare maggiormente le conseguenze della guerra sono sempre gli ultimi».