Penne, l’emergenza fa riaprire i reparti

11 Novembre 2018

Da Pescara i pazienti della Geriatria finiscono nei corridoi, pochi i medici e gli infermieri per assistere i nuovi malati

PENNE. Succede ieri. All’ospedale San Massimo di Penne. I malati che sono in attesa di essere visitati dal medico di turno vengono posteggiati lungo i corridori. Infermieri e operatori socio sanitari, invece, cercano disperatamente stanze vuote, letti e lenzuola nei magazzini per concedere un ricovero dignitoso ai pazienti che dall'ospedale di Pescara vengono trasferiti e dirottati nella struttura vestina.
Intorno alle 12 di ieri, il registro dei ricoveri dell'Afo medica (che include anche il reparto di geriatria dopo il declassamento dell’ospedale di Penne) conta circa 60 persone. Molti di loro sono residenti nei centri della costa pescarese. In seguito alla riorganizzazione sanitaria voluta dalla giunta regionale, il San Massimo oggi ha solo 40 posti letto a disposizione. I medici e gli infermieri in servizio sono quindi pochi per contenere un "fiume" di pazienti improvvisamente ingrossato; sono donne e uomini, soprattutto anziani, sballottati da un presidio all'altro. I frutti dell'emendamento approvato dal M5S e Lega nella conversione in legge del decreto Genova, che prevede il blocco del declassamento, sono ancora immaturi.
«Quelli che stiamo subendo oggi sono gli effetti devastanti prodotti con il declassamento del San Massimo, attuato senza una logica e a danno di un territorio già in forte difficoltà», denunciano i rappresentanti del comitato cittadino costituito a difesa dell'ospedale di Penne, che ieri mattina hanno depositato nella locale stazione dei carabinieri di via Nassiriya un esposto-querela, sottoscritto da oltre 3 mila cittadini, contro la scelta della Regione Abruzzo di declassare l'ospedale di Penne a presidio di area disagiata.
Le cause degli effetti devastanti? Tagli di reparti, soppressione di posti letto e ambulatori, quindi meno servizi essenziali per il territorio. «Non è importante il numero di firme raccolte in soli dieci giorni», osserva il presidente del comitato "Salviamo l'ospedale di Penne", Nicola Spoltore «quanto il fatto che i cittadini vestini abbiano preso coscienza e soprattutto non vuole più rinunciare ai propri diritti, alla giustizia sociale e sanitaria».
Il presidente Spoltore, un medico di base che lavora nel Comune di Montefino, in provincia di Teramo, rincara la dose contro i vertici della Asl di Pescara: «Il presidio ospedaliero di Penne è, non solo indispensabile alla salute di tutto il territorio, ma utile anche al Dea di I livello come appunto la struttura sanitaria di Pescara». E ieri, lo "stabilimento di Penne", come viene definito nell'Atto aziendale, è servito a tamponare il sovraffollamento che quasi quotidianamente si verifica nell'ospedale della costa. Anche se ieri mattina il direttore sanitario Rossano Di Luzio, interpellato per un aggiornamento sulla situazione del reparto di Geriatria di Pescara, ha dichiarato che non era in corso alcun trasferimento di paziente da Pescara e che comunque sussiste l’emergenza a Penne.
Sul caso Penne il Movimento 5 Stelle chiama a raccolta gli iscritti: venerdì 16 novembre, alle ore 20.45, nella sala polivalente, in piazza Luca da Penne, il sottosegretario Gianluca Vacca e il deputato del M5S Andrea Colletti illustreranno l'emendamento approvato alla Camera che neutralizza gli effetti del decreto Lorenzin sul declassamento del presidio ospedaliero di Penne, quando sarà pubblicato in gazzetta ufficiale. Il Partito democratico regionale replica con forza al M5S: «Siete imbroglioni, è tutto finto, la norma deroga e non prevede fondi». Ma intanto a Penne i pazienti attendono di essere visitati. (l.d.f.)