Penne, l’ostello per i turisti destinato a ospitare gli immigrati

28 Agosto 2014

Cooperativa siciliana propone al Comune di utilizzare la foresteria della riserva naturale del lago per assistere gli extracomunitari. Il sindaco: ne discuteremo con il prefetto. Forza Italia: è impensabile

PENNE. L’utilizzo del Lapiss di Penne potrebbe presto mutare. La struttura, inaugurata nel 2010 grazie a un finanziamento della Regione Abruzzo, è oggi un laboratorio dedicato a iniziative per la conservazione e la gestione delle risorse naturali. Una vecchia masseria, egregiamente ristrutturata, che può disporre di un’ampia sala riunioni, 60 posti letto suddivisi in 17 camere, cucina e ristorante da cento posti. Una rete di sentieri, inoltre, collega la sede, in contrada Collalto, con le altre strutture della riserva, il centro storico di Penne e il Parco nazionale del Gran Sasso. Insomma, un gioiellino incastonato nel verde. Da qualche anno l’impianto, però, soprattutto a causa di una riduzione della richiesta turistico-ambientale, viene aperto solamente pochi giorni durante il periodo estivo. Un vero peccato sia per il Comune di Penne, proprietario della struttura, sia per i gestori dell’impianto, la cooperativa Cogecstre che gestisce e cura tutti i progetti all’interno dell’oasi naturale Lago di Penne.

«Il Lapiss non è abbandonato», ha spiegato il responsabile della Cogecstre Fernando Di Fabrizio, «ma viene aperto solo in occasione di prenotazioni turistiche e gruppi di studio organizzati».

Negli ultimi giorni, comunque, pare sia spuntata una nuova idea: trasformare la struttura del Lapiss in una casa famiglia per extracomunitari. L’ipotesi è stata avanzata all’ente vestino da una cooperativa sociale siciliana, interessata a utilizzare l’impianto gestito dalla Cogecstre per svolgere il proprio ruolo d’accoglienza. Adesso, resta da studiare la reale fattibilità della proposta e cosa veramente ne guadagnerebbe la città di Penne. Qualora l’ipotesi fosse praticabile sarà importante fare i conti anche con le ripercussioni che la perdita del Lapiss porterebbe in termini di appetibilità turistica per la riserva naturale e per l’intero capoluogo vestino.

«La proposta di trasformare il Lapiss in casa famiglia per extracomunitari sarà discussa in prefettura per capirne la reale fattibilità. Per il momento il tutto è in una fase embrionale di studio e valutazioni», si è limitato a riferire il sindaco Rocco D’Alfonso. Certo è che l’eventuale rimodulazione del Lapiss in casa d’accoglienza per extracomunitari potrebbe creare disagi in una piccola realtà come quella pennese.

Dura la posizione del gruppo locale di Forza Italia riguardo la trasformazione del Lapis. «È un’iniziativa da approfondire, ma se dovesse risultare vera, certamente il sindaco e l’assessore Margherita D’Agostino dovranno fornire spiegazioni. La struttura è stata realizzata con fondi pubblici per finalità precise, è impensabile fare del Lapiss un centro per immigrati», hanno detto da Forza Italia.

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