Pensione, tutte le novità del 2025 Ecco quando ci si potrà andare

29 Maggio 2024

Il Governo sta lavorando alla nuova riforma: l’obiettivo è garantire la sostenibilità del settore Anche nel 2024 le lavoratrici possono accedere con 35 anni di contribuzione e 61 anni di età

Il Governo sta lavorando alla riforma delle pensioni, attesa per il 2025. Il nodo centrale è trovare soluzioni che garantiscano la sostenibilità del sistema pensionistico e, al tempo stesso, la protezione dei diritti dei lavoratori. Diverse le proposte sul tavolo di discussione, tenendo conto delle richieste delle parti sociali e delle valutazioni degli organi di controllo per la tenuta dei conti pubblici. Si va dalla flessibilità in uscita alla pensione di garanzia passando per gli incentivi previsti per la permanenza in attività. Intanto, restano in piedi ancora undici mosse chiave per chi lasciare il lavoro entro l'anno in corso.
PROPOSTE PER IL 2025
Le principali ipotesi in campo per il pensionamento sono la flessibilità in uscita, che prevede un’età pensionabile flessibile tra 63 e 67 anni, con un adeguamento proporzionale dell’assegno pensionistico; il sistema contributivo puro con il passaggio completo al sistema contributivo, abbandonando il sistema misto, per garantire la sostenibilità finanziaria; la pensione di garanzia ovvero una pensione minima garantita per i lavoratori con carriere discontinue o basse retribuzioni e gli incentivi alla permanenza in attività: incentivi fiscali e contributivi per chi decide di continuare a lavorare oltre l’età minima di pensionamento. La sintesi delle prime due ipotesi potrebbe essere un incrocio tra Quota 103, che attualmente consente di andare in pensione a 62 anni con 41 anni di contributi, e Quota 41 che permette ai lavoratori di andare in pensione anticipata dopo aver versato 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Il tutto applicando, però, il ricalcolo contributivo.
COME ANDARE IN PENSIONE
Vediamo ora le principali regole e le vie d’uscita per la pensione anticipata previste per il 2024. Confermati i 67 anni di età per la pensione di vecchiaia. Anche per quella anticipata i requisiti restano invariati e lo saranno fino al 2026: 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne. Confermata per quest'anno anche Quota 103 (62 anni e 41 anni di contributi) con importanti modifiche per chi matura i requisiti nell’anno in corso. In pratica, l’assegno viene decurtato due volte. La pensione sarà, infatti, calcolata per intero con il sistema contributivo e non più con il sistema misto, vale a dire retributivo sulle anzianità acquisite fino al 31 dicembre 1995 (31 dicembre 2011 per chi aveva maturato almeno 18 anni di contributi sempre entro il 1995). La misura dell’assegno non potrà risultare superiore a 2.395 euro lordi al mese ovvero quattro volte il trattamento minimo Inps, fino al compimento dell’età di 67 anni. Precedentemente l'assegno non poteva superare di cinque volte il trattamento Inps (2.993 euro). E infine la famosa finestra, che passa da tre a sette mesi. A quota 103 si continuano ad applicare tutti gli istituti già previsti per Quota 100 e Quota 102. In particolare, il divieto di cumulo redditi da lavoro con la pensione e la facoltà di utilizzare la contribuzione mista per raggiungere il requisito contributivo di 41 anni, tranne la contribuzione presente nelle Casse professionali. Va, infine, precisato che chi ha maturato i requisiti di Quota 103 entro il 31 dicembre 2023 mantiene condizioni più favorevoli. In particolare, il calcolo con il sistema misto e la finestra mobile di tre mesi. La pensione Quota 103 non è cumulabile, dalla sua decorrenza e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (67 anni), con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli che derivano da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui.
PENSIONE ANTICIPATA
per le LAVORATRICI
Anche nel 2024 le lavoratrici possono accedere al trattamento della pensione di anzianità con i precedenti requisiti contributivi: 35 anni di contribuzione e 61 anni di età, un anno in più rispetto al 2023, ma con una penalizzazione consistente nella liquidazione della pensione. La stessa, infatti, viene calcolata con il sistema completamente contributivo e non più con quello misto. I requisiti devono essere maturati entro il 2023, anche nel caso in cui la decorrenza sia successiva a tale data. L’età minima è di 61 anni, ridotta di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni. Inoltre, le lavoratrici devono trovarsi in una dei seguenti profili di tutela: svolgere assistenza al momento della richiesta di prepensionamento, da almeno sei mesi, al coniuge, al convivente o a un parente di primo grado con handicap in situazione di gravità, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni d’età oppure siano affetti da patologie invalidanti, siano deceduti o mancanti; soffrire di una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, almeno pari al 74%; essere lavoratrice licenziata o dipendente da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa. In questo caso, l’agevolazione si applica a prescindere dal numero dei figli. In sintesi, le donne possono ottenere la pensione anticipata se raggiungono almeno 35 anni di contributi entro il 2023 ma devono avere anche almeno uno dei seguenti requisiti: 61 anni di età senza figli, 60 anni di età in presenza di un solo figlio e 59 anni di età si hanno più figli.