Pensioni in anticipo 2022: le risposte ai tanti dubbi

3 Novembre 2022

Dall’Ape sociale a Quota 102, dall’isopensione a Opzione donna: cosa cambia Diverse forme di flessibilità in uscita verranno prorogate anche nel 2023

Dall'Ape sociale a Quota 102, dall'isopensione a Opzione donna sono molteplici le possibilità di lasciare anticipatamente il lavoro entro il 2022. Diverse forme di flessibilità in uscita verranno prorogate anche il prossimo anno. In attesa della riforma pensionistica, ecco le risposte ai dubbi più frequenti di chi vuole accedere alla pensione.
Quanti anni di contributi servono per andare in pensione?
Alla pensione di vecchiaia si accede con 67 anni di età (dal 2023 l’età aumenterà di tre mesi) e almeno 20 anni di contributi. Per alcune categorie di lavoratori sono previsti requisiti contributivi ridotti. Per accedere alla pensione anticipata ordinaria, l’anzianità contributiva richiesta fino al 2026 è pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Con l’Ape Sociale vengono richiesti almeno 30 o 36 anni di contributi e 63 anni di età. I precoci che rientrino anche nelle categorie tutelate dall’Ape Sociale – disoccupati, caregiver, invalidi, gravosi e usuranti – possono andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni di contributi. I lavoratori con mansioni usuranti e le donne che scelgono Opzione Donna accedono alla pensione anticipata con 35 anni di contributi versati. Con la Quota 102 servono, invece, almeno 38 anni di anzianità contributiva e 64 di età.
Come si calcola l’età pensionabile?
Bisogna tenere conto dell’età anagrafica del lavoratore e degli anni di contributi versati, nonché delle regole previste dalla normativa in vigore per l’accesso alla pensione.
Come si calcola l’assegno pensionistico?
È indispensabile conoscere il montante contributivo, ovvero l’importo complessivo dei contributi versati durante la propria carriera lavorativa, rivalutati sino al momento della liquidazione della pensione. A chi aveva maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 si applica il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e poi contributivo. Chi al 31 dicembre 1995 lavorava ma non aveva maturato 18 anni di contributi vedrà applicarsi il sistema misto, ossia retributivo fino al 31 dicembre 1995 e poi contributivo.
Chi ha iniziato a lavorare a 16 anni quando va in pensione?
I lavoratori precoci, quindi anche chi ha iniziato a lavorare a 16 anni, oggi possono accedere alla pensione con Quota 41, con 41 anni di contributi senza requisito anagrafico, se rientrano in una delle categorie di soggetti ammessi all’Ape Sociale.
Chi ha 42 anni di contributi può andare in pensione?
Sì, indipendentemente dall’età se è una donna (pensione anticipata ordinaria), un lavoratore precoce (Quota 41), o se possiede i requisiti anagrafici richiesti per tutte le altre formule di pensionamento che prevedono meno di 42 anni di contributi o è un lavoratore che ha svolto mansioni usuranti.
Chi ha diritto all'Ape sociale?
Ne hanno diritto i disoccupati involontari senza sussidio da almeno tre mesi, caregiver, disabili pari almeno al 74%, addetti a lavori gravosi da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni. In generale vengono richiesti almeno 30 anni di contributi, ma per i lavoratori che svolgono lavori gravosi ne servono almeno 36 anni.
Quanto si prende di pensione con Ape sociale?
In generale, l’importo è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione. L’anticipo pensionistico Ape non può superare i 1.500 euro mensili.
Cosa è la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione erogata dall’Inps su richiesta dell’interessato avente diritto in caso di decesso del pensionato o dell’assicurato, in favore dei familiari superstiti.
A quanto ammonta la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità è pari ad una quota percentuale della pensione del defunto, applicando le seguenti percentuali: 100% coniuge e due o più figli, 80%, coniuge e un figlio, 70%, solo un figlio, 60%, solo coniuge, 70%, solo un figlio, 30% due genitori o fratelli e sorelle, 15% per ogni altro familiare avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti. Esistono dei limiti di reddito oltre i quali l’importo dell’assegno si riduce o estingue: fino a 20.489,82 nessuna riduzione, fino a 27.319,76, riduzione del 25%, fino a 34.149,700, riduzione del 40%, oltre cinque volte il trattamento minimo, riduzione del 50%.