Pensioni, parte l’appello a Tajani

31 Ottobre 2023

Santangelo: «I tagli sono una misura iniqua per medici, infermieri e maestre»

PESCARA. «L'iniquo è ingiustificabile taglio delle pensioni, previsto nella prossima finanziaria a carico di medici, infermieri, maestre etc, rappresenta una gravissima violazione dei diritti costituzionali, di persone, che da anni svolgono il proprio lavoro nel rispetto e sotto la tutela della Costituzione». È dura la presa di posizione del vice presidente vicario del Consiglio Regionale, Roberto Santangelo.
«Le modalità di scelta discrezionale ed arbitraria di far ricadere questi tagli su alcune categorie di lavoratori già vessate da tasse e pesantezza del lavoro», sottolinea, «è quanto di più illogico, inaccettabilmente e punitivo ci possa essere. A tal proposito così come anticipato giorni fa mi sono adoperato affinché i sindacati nazionali medici, potessero incontrare l'onorevole Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. Pagano sì è già attivato attraverso un primo colloquio telefonico sul tema con Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio, nonchè segretario nazionale di Forza Italia, che incontrerà il presidente del Consiglio Meloni su questo e altri scottanti temi. Seguiremo passo passo questo problema a tutela dei diritti delle centinaia di migliaia di lavoratori interessati», conclude Santangelo.
I sindacati Anaao Assomed e Cimo-Fesmed ribadiscono «la propria condanna senza riserve contro la riforma Meloni-Salvini-Tajani che punta a fare cassa sulle pensioni dei medici e dei dirigenti sanitari, che rientrano a pieno titolo in quel 13% di popolazione che contribuisce con le loro tasse al 60% del gettito Irpef».
«Con un inaccettabile attacco ai diritti acquisiti», denunciano Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed e Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed, «si riducono le aliquote di rendimento dei contributi versati prima del 1996 colpendo quasi il 50% del personale attualmente in servizio con una perdita stimabile tra il 5% e il 25% dell’assegno pensionistico annuale, da moltiplicare per l’aspettativa di vita media. Un vergognoso cambio delle regole in corso che mina il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini».
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