Pensioni per ultra 60enni La speranza può riaprirsi

Il ministro Orlando convoca il tavolo per una riforma bis da presentare nel 2023 Ci sono già quattro ipotesi per superare Quota 102 che entra nel prossimo anno
PESCARA. Si riapre la partita sulle pensioni e anche la speranza di chi non ha fatto in tempo a rientrare in Quota 100.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha infatti proposto in Consiglio dei ministri di avviare il tavolo di riforma delle pensioni che sarà convocato tra due settimane.
Questo, quando Quota 100 sta per arrivare al termine: con l’anno nuovo non sarà più possibile andare in pensione con 38 anni di contributi e 62 di età. Bisognerà infatti averne almeno 64, grazie a Quota 102, novità contenuta nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri che, secondo le stime, riguarderà 16.800 persone per una spesa complessiva di 1,7 miliardi di euro. In tema previdenziale, il Governo ha anche deciso la riconferma di Opzione Donna e l’allargamento della schiera dei mestieri “gravosi” per l’Ape sociale.
Queste, però, sono soluzioni tampone. Cosa succederà dal 2023, infatti, resta tutto da decidere. Per farlo il governo ha quattro mesi: il tempo che rimane fino alla presentazione del Documento di economia e finanza. Ecco le quattro ipotesi sul tavolo di governo e sindacati.
OPZIONE 64+20
La legge Fornero ha riservato ai “contributivi puri” la possibilità di andare in pensione a 64 anni, cioè tre anni prima dei requisiti di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi effettivamente versati e la condizione di aver iniziato a lavorare dopo il 1995. Ora, tra le opzioni c’è quella del pensionamento anticipato anche per i lavoratori del sistema “misto”, ovvero solo in parte contributivo. L’addio al lavoro a 64 anni e 20 di versamenti avverrebbe al raggiungimento di un mensile pari a 1,5-2,5 dell’importo dell’assegno sociale.
OPZIONE 62+20/25
I sindacati chiedono la libertà per i lavoratori di andare in pensione a partire da 62 anni o con Quota 41 (cioè 41 anni di contributi). Se l’esecutivo scegliesse di assecondare questa richiesta, potrebbe lavorare su un’uscita a 62 anni d’età con almeno 20-25 anni di contributi.
OPZIONE 63 ANNI
Tra le opzioni è ancora valida un’uscita anticipata intorno ai 63 anni per i lavoratori appartenenti al sistema misto, che avrebbero così la possibilità di accedere a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata, e poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia. I requisiti: almeno 63 o 64 anni di età; almeno 20 anni di contribuzione; aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. La prestazione completa spetterebbe fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia.
OPZIONE 63+41
Quota 41 è una delle proposte dei sindacati, ma non è ritenuta ammissibile dal Governo, non solo per ragioni di spesa, ma anche perché è slegata da un’età minima. A Quota 41 guarda anche la Lega. La proposta del Carroccio prima del varo della manovra era un “41 quota fissa”, ovvero 41 anni di contributi abbinati ai 62 anni di età, col risultato di un Quota 103 con criterio di contribuzione sostanzialmente fisso. Questo doveva essere per il 2022, per arrivare a una 104 per il 2023. Poco prima del varo della manovra, però, il Carroccio ha riformulato la proposta, con un pensionamento anticipato a 63 anni d’età e 41 anni di contribuzione.
Il fondo per i GIOVANI
Tra le novità in discussione sulla Legge di Bilancio, all’esame al Senato, l’emendamento per istituire un Fondo di garanzia per integrare gli assegni previdenziali dei giovani occupati a partire dal 1996. La somma fissata in 2,9 miliardi di euro dovrebbe essere stanziata a partire dal 2024. Se approvato, l’emendamento la Legge di Bilancio riconoscerebbe un “diritto all’integrazione del trattamento pensionistico spettante e una maggiorazione dell’importo minimo di pensione di garanzia, in funzione della più equa valorizzazione della carriera contributiva del lavoratore” per i coloro nati dopo il 1996, contributivi puri, che non raggiungono un livello accettabile dell’assegno. Con un importo troppo basso, infatti, questa categoria di contribuenti non può né ritirarsi prima del previsto né sfruttare la pensione di vecchiaia a 69 anni e 20 di contributi, ma dovrà aspettare i 73 anni di età.

