Pensioni, pronti i tagli per gli assegni più alti C’è il piano del governo

Quota 103 verso la proroga, Opzione donna invece si amplia Per trovare risorse saranno ridotti i trattamenti sostanziosi
L'AQUILA . Pronti i tagli del Governo alle pensioni alte. In assenza di risorse adeguate per una completa revisione del sistema pensionistico, che dovrà attendere, si procederà per il 2024 solo alla conferma dell’uscita anticipata dal lavoro di Quota 103, ovvero con 62 anni di età e 41 di contributi, un leggero ritocco all’Ape sociale, che consente ad alcune categorie di lavoratori di andare in pensione prima e Opzione donna che, se venisse ripristinata nelle condizioni più favorevoli in vigore fino al 2022, costerebbe da sola un centinaio di milioni di euro. È il quadro a cui, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, sta lavorando l'esecutivo. Ma per salvare Quota 103 e le uscite anticipate, si metterà mano a chi riceve una pensione sostanziosa.
RIVALUTAZIONE PENSIONI.
I piccoli interventi che il governo ha in animo di fare sul sistema pensionistico necessiteranno più o meno di un miliardo di euro, anche se l’obiettivo dell’esecutivo è stare sotto gli 800 milioni. Per questo, si fa più concreta l’ipotesi di trovare nuove risorse inasprendo le regole di rivalutazione dell’importo pensionistico rispetto all’inflazione, già riviste per quest’anno a svantaggio degli assegni più alti.
A gennaio scorso, infatti, l’Inps ha provveduto ad attribuire la rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali nella misura del 100% solo ai pensionati che nel 2022 avevano ricevuto assegni mensili per un importo inferiore o uguale ai 2.101,52 euro: si tratta di chi ha un reddito da pensione fino a quattro volte il minimo, che già dalla prima mensilità di quest’anno han ricevuto l’assegno maggiorato del 7,3%, spiega Il Corriere. Qualche esempio: chi ha una pensione lorda di 2.626 euro ha avuto un aumento di circa 162 euro (il 6,205%). A chi ha un reddito tra le quattro e le cinque volte il minimo lordo, quindi tra 2.101,52 e 2.626,90 euro, è spettata da marzo una rivalutazione dell’85%.
Per le pensioni tra 5 e 6 volte la minima la rivalutazione è stata del 53%,tra 6 e 8 volte la minima del 47%, tra 6 e 8 volte la minima del 47% e per quelle superiori a 10 volte il minimo del 32%. Questo impianto, se venisse riconfermato, avrebbe da solo un costo di 13 miliardi. Ecco perché il governo potrebbe inasprire le regole e ridurre le rivalutazioni mano a mano che si sale con l’importo dell’assegno.
QUOTA 103 E OPZIONE DONNA.
È ormai certa la proroga di Quota 103 (in pensione a 62 anni di età e 41 anni di contributi) per tutto il 2024: un'operazione che costerà circa 1 miliardo e 200 milioni di euro.
La misura che doveva terminare quest’anno resterà, valida per altri 12 mesi. Per quanto riguarda Opzione donna è probabile un ampliamento della platea, dopo che l'accesso è stato limitato a particolari figure di lavoratrici (invalide, caregiver, dipendenti di aziende in crisi). Secondo la normativa in vigore possono andare in pensione con Opzione donna le lavoratrici del pubblico e del privato che hanno 35 anni di contributi, maturati entro il 31 dicembre 2022, e 60 anni d’età.
Il requisito anagrafico è stato inasprito rispetto alla versione precedente che prevedeva 58 anni d’età per le lavoratrici del pubblico e 59 per quelle del privato. Il governo è pronto a ripristinare le vecchie regole, ma questa scelta ha un costo. Così come lo ha un’altra ipotesi di uscita: Quota 84 riservata alle donne, che le manderebbe in pensione con 64 anni e 20 di contributi.
ASSEGNO MINIMO.
La promessa del governo era di arrivare a fine legislatura a un aumento delle pensioni minime da 600 a 1000 euro.
Al momento, questa possibilità non viene presa in considerazione, ma si ipotizza una piccola rivalutazione degli assegni minimi, da portare a 650 o 670 euro. Sembra, infine, meno probabile l’ipotesi circolata negli ultimi giorni riguardo alla possibilità di andare in pensione part-time. Si tratta di un sistema già in sperimentazione da alcuni anni in Norvegia e Svezia e consiste nella graduale riduzione degli orari di lavoro compensata da un equivalente assegno pensionistico, fino al raggiungimento dell’età per la pensione. (m.p.)
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