Pensioni, quali sono gli aumenti previsti e da quando partono

Gli assegni salgono sulle “montagne russe”, a marzo scendono ma già da aprile gli incrementi riprendono: ecco i calcoli dell’Inps
L'AQUILA . Le pensioni salgono sulle montagne russe. A marzo gli assegni potrebbero essere più bassi rispetto ai mesi scorsi. Nei comuni in cui è aumentata l'addizionale Irpef, infatti, inizierà ad essere applicato il nuovo acconto, che farà scendere gli importi. In ogni caso, fin da gennaio scorso le pensioni sono aumentate del 5,4% con la rivalutazione rispetto all'inflazione. Ma dal prossimo mese le addizionali all’Irpef verranno trattenute dal cedolino in rate dello stesso importo, con le consuete modalità: addizionale regionale a saldo 2023 da gennaio 2024 a novembre 2024; addizionale comunale a saldo 2023 da gennaio a novembre 2024 e addizionale comunale in acconto 2024 da marzo a novembre 2024. L’importo delle addizionali viene determinato in base alle aliquote stabilite dalle Regioni e dai Comuni e comunicate entro la data in cui è stata effettuata la lavorazione di rinnovo. Qualora gli Enti territoriali deliberino modifiche alle aliquote, gli importi delle addizionali a saldo saranno rideterminati a partire dal mese di marzo 2024. Quindi, ad esempio, per quanto riguarda l'addizionale comunale, i pensionati residenti nelle città in cui è aumentata da quest'anno, vedranno un aggravio sulle pensioni che le farà diminuire a partire da marzo. Un calo che, parzialmente, compensa gli aumenti scattati a gennaio. Le rivalutazioni in questo caso hanno interessato, soprattutto, gli assegni che non superano i 2.271,76 euro lordi mensili ovvero quattro volte il minimo Inps, cioè poco meno di 1.800 euro netti. Per i trattamenti superiori l’indicizzazione è parziale, con percentuali decrescenti: 4,59% per quelli fino a cinque volte il minimo, 2,862% tra cinque e sei volte, 2,538% tra sei e otto volte, 1,998% tra otto e dieci volte, 1,188% oltre le dieci volte (pari al 22%). Una modifica che ha avuto effetto sulle pensioni più alte, al di sopra dei 5.679,40 euro lordi mensili (circa 3.800 netti). Ma, come ha fatto presente l’Inps, il cui nuovo presidente è Gabriele Fava, «gli incrementi lordi, in generale, non corrispondono a quelli netti, perché c’è da mettere in conto il prelievo fiscale. Quest’anno, tuttavia, l’impatto dell’Irpef risulterà un po' attenuato dall’entrata in vigore del primo modulo di riforma, che riduce il prelievo fino a un massimo di 20 euro mensili». Così una pensione da 1.000 euro al mese lordi, quindi circa 900 netti, avrà una maggiorazione di 54 euro mensili su 13 mensilità, che si riducono a 38 euro calcolando l’Irpef. L’aumento lordo cresce, via via, fino a sfiorare i 123 euro lordi, 96 euro netti, per l’assegno pari a quattro volte il minimo. Poi si riduce perché la percentuale di adeguamento scende dal 100% all’85%, quindi cresce ancora toccando i 130 euro lordi per una pensione di 2.839,70 mensili (cinque volte il minimo, poco più di 2.100 netti). Una volta applicata l’Irpef il beneficio si assottiglia a circa 100 euro. Al crescere della somma mensile, come abbiamo visto, il tasso di indicizzazione cala e l’intensità dell’aumento ne risente. Per una pensione di 6mila euro mensili lordi, poco meno di 4 mila netti e superiore alle dieci volte il minimo c’è solo un incremento dell’1,188%: che corrisponde a 71 euro lordi, 60 euro netti nel cedolino. Le nuove aliquote Irpef, che per i dipendenti sono già applicate da gennaio scorso, scatteranno per tutti ad aprile. A conti fatti, per la quota di reddito fino a 28mila euro si applica un’aliquota del 23%, con un risparmio per i redditi da 15mila e 28mila di due punti di Irpef (nel 2023 si applicava un’aliquota del 25%); per i redditi tra 28mila e 50mila euro l’aliquota è del 35%, la stessa dello scorso anno. Per la quota di reddito sopra i 50mila euro si applica la consueta aliquota del 43% ma, per questo scaglione, è prevista una franchigia di 260 euro sulle detrazioni al 19%, ad eccezione di quelle sanitarie e delle donazioni. Le nuove aliquote fanno riferimento ai redditi da gennaio a dicembre 2024, con una possibile proroga per il 2025. Il beneficio medio che viene fuori dalla rimodulazione dell'Irpef in tre scaglioni è di circa 170 euro annui distribuito su una platea di 25 milioni di contribuenti. Fino a 15mila euro non cambia nulla perché le aliquote restano le stesse. Al di sopra di questa soglia, c’è invece uno sconto fiscale che va da 75 euro all’anno per un reddito di 18.700 euro, sale a 100 euro all’anno per chi ha una pensione da 20mila euro e arriva a 260 euro all’anno per i redditi fino a 28mila euro. I pensionati vedranno, con la mensilità di aprile, il conguaglio dei mesi precedenti.
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