Pensioni, sono 6 le ipotesi Tutte vincolate a quota 41

La strada più praticabile è quella che porta a 103 la somma tra età e versamenti Ma il braccio di ferro tra sindacati e nuovo esecutivo rende la soluzione difficile
PESCARA. Da una parte c’è la grande incognita dei costi e dall’altra le richieste avanzate dai sindacati. In mezzo, stretto tra due fuochi, c’è il nuovo governo di centrodestra che, anche sul tema scottante delle pensioni, non può concedersi rinvii dopo gli annunci e le promesse fatte durante la campagna elettorale. Ma adesso la realtà obbliga l’esecutivo Meloni a rimanere con i piedi saldamente piantati per terra. È in questo quadro che si inseriscono le sei diverse opzioni alle quali hanno lavorato i tecnici del governo nelle ultime settimane.
PARTIAMO DALLA VIA
PIÙ ONEROSA.
La soluzione più costosa di tutte prevede una revisione soft all'attuale Quota 102 introducendo, in accoppiata alla soglia anagrafica di 61 anni, il vincolo dei 41 anni di contribuzione, che rappresenterebbe, come chiede la Lega di Matteo Salvini, una sorta di anticamera di Quota 41 da far decollare entro la fine della legislatura. Ma il costo di questo intervento per le casse dell’Inps sarebbe superiore al miliardo di euro per il primo anno e lieviterebbe a dismisura dal terzo anno in poi.
Passiamo quindi alla seconda opzione che appare più percorribile in fatto di costi.
A CHI NON PIACE
QUOTA 104
Per l’Inps la soluzione che comporta una minore spesa, pur mantenendo fermo il requisito dei 41 anni di contribuzione, è Quota 104 con 63 anni d'età.
Ma questa opzione viene bocciata d’acchito dai sindacati, che rilanciano la loro proposta di uscita dal lavoro con Quota 41 secca oppure con 62 anni d'età. C’è però anche una via di mezzo che può essere accettata da entrambe le parti. Vediamo subito qual è.
IL COMPROMESSO
DIVENTA QUOTA 103
Viene indicata come la soluzione che non comporta la spesa di ingenti risorse pubbliche e al tempo stesso si avvicina molto ai desiderata delle parti sociali. Si tratta della ipotesi Quota 103, ovvero l’uscita dal lavoro con 62 anni d'età e con 41 di versamenti. In parole semplici questa opzione combina tra di loro entrambi i requisiti richiesti alla premier Meloni dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ma è ancora possibile fare un ulteriore passo in avanti che può avvicinare le controparti.
LA VERSIONE FLESSIBILE
DI QUOTA 103 E 102
Una possibile variante è rappresentata da Quota 103 in versione però flessibile, partendo da un'età minima di 61 anni. In questo caso l'uscita anticipata verrebbe garantita con 61 anni d'età e 42 anni di contributi o con 62 anni e 41 anni di versamenti. Avrebbe invece un costo maggiore se non proibitivo per le casse dello Stato questo stesso tipo di meccanismo applicato a Quota 102, e cioè 61 anni di età e 41 di contributi oppure 62 più 40.
MA NON FINISCE QUI
SPUNTA LA DOPPIA QUOTA
Il mosaico variegato di ipotesi si è arricchito anche di una doppia Quota 102. Ci spieghiamo meglio. Questa ulteriore soluzione farebbe uscire da lavoro con i requisiti ancora attuali introdotti dall'ex governo Draghi (64 anni d'età e 38 di contributi) oppure con quelli proposti dalla Lega: 61 anni d'età e 41 di contribuzione.
VERSO LA PROROGA
DELLE ALTRE MISURE
Come annunciato dalla premier Giorgia Meloni la Manovra del nuovo esecutivo prevede le proroghe sia di Opzione donna, che permette alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata con 58 anni (59 se autonome) e 35 di contribuzione ma con l'assegno ricalcolato con il metodo contributivo, sia dell'Ape sociale con cui possono uscire alcune categorie di lavoratori in difficoltà avendo maturato 63 anni d'età e i 30 o 36 anni di contribuzione a seconda dei casi.
MA SONO OPZIONI
NON RISOLUTIVE
Vanno bene ma non risolvono l’ostacolo di base: la legge Fornero che pone a 67 anni l’asticella delle pensioni. Per Confindustria quindi occorre che il governo superi la logica delle Quote che appaiono più come un rompicapo che come una soluzione definitiva. Anche i sindacati spingono per una riforma strutturale della previdenza. Ma gli spazi della finanza pubblica per ora non permettono al governo di decidere. Se ne riparla nel 2024. (u.c.)

