Pensioni, tutte le novità previste nel 2020

Parte anche il tavolo di confronto per riformare la Fornero e far scendere il limite di età a 64 anni. Intesa entro settembre
PESCARA . È partito il tavolo di confronto con i sindacati per la nuova riforma delle pensioni. L’obiettivo è quello di superare la legge Fornero ed evitare il cosiddetto “scalone” nel 2022, quando Quota 100 cesserà di esistere. Tra conferme e nuove proposte vediamo che scenario si prefigura per i prossimi anni. Dopo la riunione di lunedì scorso alla presenza del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, altre cinque date sono state calendarizzate per il mese di febbraio. L’intesa dovrà essere raggiunta entro settembre, quando si scriverà la nota di aggiornamento del Def.
GARANZIA E RIVALUTAZIONE. Il primo step è quello di lunedì prossimo, 3 febbraio; si parlerà di pensione di garanzia per i giovani, alle prese con un mercato del lavoro sempre più discontinuo. Il 7 febbraio l’argomento in discussione sarà quello della rivalutazione delle pensioni attualmente in essere, con i sindacati che chiedono la rivalutazione piena anche per quelle che superano di quattro volte il trattamento minimo, con l’estensione della quattordicesima ai pensionati che percepiscono gli assegni più bassi.
IN PENSIONE A 62 ANNI. Il 10 febbraio si parlerà di flessibilità in uscita e quindi di come evitare il ritorno allo “scalone” (cioè, in pensione a 67 anni una volta esaurita Quota 100), mentre il 19 si parlerà di previdenza complementare. Il tema principale è proprio quello della flessibilità in uscita, con i sindacati che continuano a chiedere un pensionamento flessibile a partire dai 62 anni. Un’ipotesi che il Governo ritiene non sostenibile, dal momento che rilancia a 64 anni, mantenendo però lo stesso numero di contributi (38 anni). Sommando i due fattori si ottiene la cosiddetta Quota 102. L’alternativa è puntare a uscite flessibili calcolando l’assegno interamente con il sistema contributivo. Ipotesi, che già vede i sindacati in disaccordo. Lo Stato avrebbe costi più alti in prima battuta ma poi risparmierebbe nel tempo perché le pensioni sono legate ai contributi versati e più basse di quelle calcolate con una parte di retributivo.
E QUOTA 41. Tra le altre opzioni, si parla anche di Quota 41, in base alla quale si potrà andare in pensione a qualsiasi età, purché in possesso di 41 anni di contributi. Ma, come detto, è solo un’ipotesi. Anche oggi chi ha 41 anni di contributi può andare in pensione, ma solo se è un lavoratore precoce (12 mesi di lavoro prima dei 19 anni), oppure se disoccupati da almeno 3 mesi, sottoposti a lavori usuranti, o invalidi al 74%.
LE CONFERME. Per il momento restano confermate diverse misure previste dagli esecutivi precedenti.
PENSIONE DI VECCHIAIA. Per il 2020 e il 2021 resta immutata, a 67 anni, l’età per ottenere la pensione di vecchiaia dopo che l’Istat ha evidenziato come l’aumento della speranza di vita sia marginale. Nel 2020 potranno uscire dal mercato del lavoro i nati nel 1953, e nel 2021, i nati nel 1954.
QUOTA 100. Confermata per tutto il 2020 e forse, anche per il 2021 (anni in cui si conclude la sperimentazione), anche Quota 100 1. Un meccanismo introdotto dal precedente governo che consente a chi ha 38 anni di contribuiti e un’età di 62 anni di ritirarsi dal lavoro..
OPZIONE DONNA. Sì alla proroga per Opzione donna, la pensione anticipata riservata alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 se autonome). Chi accede a Opzione donna riceve un assegno calcolato solo con il sistema contributivo, con taglio stimato tra il 25% e il 30%.
CITTADINANZA E APE SOCIALE. Confermate la pensione di cittadinanza, l’equivalente per gli over 67 del reddito di cittadinanza, e l’Ape sociale, vale a dire l’anticipo di pensione senza aggravi sull’assegno, come accade per l’Ape volontaria. La misura è rivolta ai lavoratori con almeno 63 anni di età e 30 anni di contributi, che sono stati espulsi dal mercato del lavoro. I lavoratori impegnati in attività usuranti devono avere un’anzianità contributiva di 36 anni.
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