Per D’Alfonso e il Pd parte la sfida più difficile

Il governatore candidato al Senato riempie con 1.500 persone il palazzetto I sondaggi non lo spaventano. E alla platea dice: «Io ce la metterò tutta»
PESCARA. E’ un Luciano D’Alfonso determinato, concentrato per non dire teso, quello che sale sul palco del Palaelettra2 a Pescara per lanciare la sfida più difficile per il Pd. Ai 1.500 che gremiscono l’impianto dice «Io ce la metterò tutta», strappando l’applauso finale e l’abbraccio di ’Nduccio nonostante lo attenda un viaggio del salmone. E’ una campagna elettorale in salita quella del governatore d’Abruzzo candidato al Senato. Una sfida per ribaltare il pronostico dei sondaggi. Previsioni che vedono lui blindato ma il partito dietro al centrodestra di Nazario Pagano e al M5S di Di Maio e che fanno già sudare D’Alfonso come non mai sotto i fari del palazzetto, mentre snocciola un lungo elenco di obiettivi raggiunti in Regione. Dal recupero dell’autonomia decisionale nella sanità, alla solidarietà istituzionale che lo ha portato in 288 Comuni d’Abruzzo veicolando 2,5 miliardi di finanziamenti per ricostruzione, infrastrutture, scuole e banda larga. Ma non sceglie la strada dell’insulto, della critica gratuita, della campagna virtuale. Arringa i competitor con una domanda: «Chiedo a Castaldi e Pagano che cosa avete portato voi in Abruzzo?». E alla platea spiega che preferisce «la piazza, il megafono e il confronto diretto con la gente». Ma facciamo un passo indietro. Il governatore resta in silenzio per i primi 20 minuti della convention del Pd andata in scena dalle 19 alle 21 di ieri. Prima di lui parlano gli altri candidati: Camillo D’Alessandro, Stefania Pezzopane, Toni Castricone, Antonella Allegrino e Massimo Cialente. Intervengono esponenti del mondo della scuola, dell’università e delle associazioni datoriali, come Angela Pizzi, Salvatore Cimini e Graziano Di Costanzo, chiamati in causa dalla giornalista, Ilaria Proietti, che tenta di creare il contraddittorio tra platea e politica. Ne sortisce solo qualche sprazzo di polemica interna quando Castricone dice che ieri sarebbe andato volentieri a manifestare a Macerata, o esterna quando Cialente esclama: «All’Aquila la ricostruzione è ferma. All’Aquila mi rimpiangono». Poi tocca a D’Alfonso che rivendica un record: «199mila ore di lavoro in 44 mesi di governo in Abruzzo». E si concede una frase in abruzzese quando, rievocando i suoi primi passi in politica, dissero: «Quesse le vo fa, pare che le sa fa, fecemeiele fa». E infine dice che andrà a Roma «come garante affinché l’Abruzzo sia al centro dell’attenzione». L’evento non ha falle, l’organizzazione è studiata. D’Alfonso strappa l’applauso promettendo di mettercela tutta e partono musica e parole di Vasco Rossi che canta: «Non è facile pensare di andare via portandosi dietro la malinconia».

