Per difendersi dalle varianti distanza minima di 2 metri

18 Marzo 2021

Nuove misure anti-contagio: il Centro pubblica il rapporto Inail-Istituto superiore di Sanità Anche i vaccinati debbono rispettare le precauzioni. A chi ha avuto il Covid basta una dose

«Sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria». È questa una delle misure preventive contro le varianti, sempre più diffuse, e che in Abruzzo - in particolare nell’area metropolitana - ha raggiunto picchi altissimi con quella inglese.
Il passaggio citato a pagina nove del documento redatto dal gruppo di lavoro Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, Aifa e Inail, è solo uno degli esempi della guida pratica contro la circolazione del Covid-19. Il rapporto racchiude in 25 pagine le indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni in tema di varianti e vaccinazione contro il virus. Una guida utile per meglio conoscere gli sviluppi della pandemia ed attuare norme di comportamento efficaci nel tentativo di evitare il contagio.
Così, mentre va avanti la campagna di immunizzazione, il Centro ha analizzato questo documento nel quale - nonostante le conoscenze sulle nuove varianti virali siano ancora in via di consolidamento - vengono fornite specifiche indicazioni basate sulle evidenze ad oggi disponibili, che possono essere di riferimento per implementare le strategie di prevenzione e controllo dei casi.
MISURE DI PREVENZIONE. La prima risposta è sulle misure da adottare a fronte della circolazione delle varianti: l’Organizzazione mondiale della sanità continua a monitorare la comparsa e la circolazione delle varianti che destano preoccupazione per stabilire se sia necessario modificare le raccomandazioni relative alle misure non farmacologiche attualmente in vigore.
Al momento, però, non è indicato cambiare le regole di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani, ed anzi si ritiene necessaria una loro applicazione «estremamente attenta e rigorosa».
DISTANZIAMENTO. Rispetto al distanziamento fisico nel documento viene confermato che non ci sono al momento evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali ma si chiarisce che in certe situazioni sarebbe opportuno raddoppiarla «fino a due metri laddove possibile, specialmente in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria, come ad esempio in occasione del consumo di bevande e cibo».
LAVORATORI VACCINATI. Operatori sanitari e più in generale i lavoratori che si sono sottoposti a vaccino, devono ugualmente continuare a utilizzare rigorosamente le mascherine, igienizzare le mani, mantenere il distanziamento fisico e aderire ad eventuali programmi di screening dell’infezione.
I RISCHI RESTANO. Queste precauzioni servono perché i vaccini riducono significativamente la probabilità di sviluppare la malattia in via sintomatica ma nessuno conferisce al momento un livello di protezione del 100%.
Per ora, non ci sono «prove sufficienti dell’effetto della vaccinazione sull’infezione asintomatica e quindi sulla possibilità di trasmissione del virus da parte di soggetti vaccinati».
Inoltre è possibile che, nelle persone che abbiano sviluppato una risposta immunitaria post vaccinale, si verifichi una graduale perdita dell’immunità nel corso dei mesi o anni dopo la vaccinazione stessa.
CONTATTI STRETTI. La relazione spiega, quindi, quali misure vengono adottate qualora una persona vaccinata con una o due dosi sia identificata come contatto stretto di un positivo.
Su questo vengono adottate tutte le disposizioni prescritte dalle autorità sanitarie in tali situazioni: pertanto la persona vaccinata considerata “contatto stretto” deve osservare il periodo di quarantena.
Ne è esente il personale sanitario fino ad un’eventuale positività ai test o alla comparsa di sintomi. I contatti stretti che invece non sono stati ancora vaccinati prima di sottoporsi alle somministrazioni delle dosi dovrebbero terminare la quarantena di 10-14 giorni secondo quanto previsto dalle normative ministeriali.
CHI HA AVUTO IL COVID. L’aver avuto il Covid non esclude la necessità di vaccinarsi. Anzi, le somministrazioni si sono dimostrate sicure anche in soggetti con precedente infezione da Sars-CoV-2 e, pertanto, possono essere offerte indipendentemente da una pregressa positività.
In questi casi «è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino», è precisato nella relazione, «purché venga eseguita ad almeno tre mesi di distanza dall’infezione e, preferibilmente, entro i sei mesi dalla stessa. Fanno eccezione i soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, i quali devono essere vaccinati quanto prima e con un ciclo di due dosi».
REAZIONI AL VACCINO. Non sembrano esserci differenze significative tra i soggetti positivi e quelli negativi. Questo è stato evidenziato negli studi effettuati. Tuttavia qualche recente segnalazione mostra reazioni avverse come febbre, brividi, debolezza, mal di testa, più frequente nei soggetti con pregressa infezione rispetto a coloro che sono risultati sieronegativi.
LA REINFEZIONE. Il rischio di ricadere nel baratro del Covid è stato valutato in uno studio multicentrico di coorte condotto su oltre 6.600 operatori sanitari nel Regno Unito. I risultati mostrano che nei soggetti con una infezione pregressa, la probabilità di reinfezione è ridotta dell’83% e che la durata dell’effetto protettivo dell’infezione precedente ha «una mediana di cinque mesi».