Per i morti a Rigopiano in 25 restano indagati

27 Novembre 2018

Ritardi dei soccorsi, assenza della carta valanghe e permessi facili all’hotel Le responsabilità di Regione, Prefettura, Provincia e Comune di Farindola 

PESCARA. L'inchiesta sulla tragedia dell'hotel Rigopiano, spazzato via il 18 gennaio del 2017 da una valanga che fece 29 vittime, si chiude con 25 indagati (tra cui la società Gran Sasso spa titolare della struttura alberghiera) e 18 richieste di archiviazione: per la maggior parte politici delle ultime tre giunte regionali coinvolti nel corso delle indagini. Dopo un anno e dieci mesi da quella annunciata disgrazia di proporzioni enormi che poteva essere evitata, stando almeno alla ricostruzione fatta dagli inquirenti nell'articolato capo di imputazione, il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia fissano il primo punto fermo di questa inchiesta condotta con estrema professionalità dai carabinieri forestali guidati dal colonnello Annamaria Angelozzi.
ECCO I REATI. Gli avvisi di conclusione delle indagini notificati ieri mattina (i reati ipotizzati sono a vario titolo quelli di disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione di atti d'ufficio, abuso di atti d'ufficio e reati ambientali), in definitiva finiscono per cristallizzare le eventuali responsabilità dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte: Regione Abruzzo, Prefettura, Provincia di Pescara, Comune di Farindola e i responsabili della stessa struttura alberghiera (Paolo Del Rosso e Bruno Di Tommaso). Tutti individuati nella prima tranche di indagati stilata dalla procura.
IL PRIMA E IL DOPO. Tre gli aspetti investigativi su cui si è incentrata l'attenzione dei magistrati: come se fossero tre distinti procedimenti messi insieme, molto saggiamente da un punto di vista tecnico, in un unico processo. E i tre argomenti principali sono relativi alla questione dei soccorsi, con tutti i colpevoli ritardi attribuibili ad una tragica mancanza di comunicazione che pesa enormemente sull'ex Prefetto Francesco Provolo; all'assenza di una carta pericolo valanghe che avrebbe permesso di individuare quella zona come particolarmente a rischio; le presunte colpe dell'amministrazione di Farindola, con in testa il sindaco Ilario Lacchetta, relativamente al rilascio dei permessi a costruire dell'albergo in quella zona posta proprio alla base del canalone dove la valanga acquistò quella micidiale velocità, ma anche per quell'ampliamento che permise di realizzare la spa, che era diventato il fiore all'occhiello di quella struttura di lusso, senza tralasciare la decisione di sgombrare l'albergo, inspiegabilmente mai assunta dal sindaco.
Il COMUNE DI FARINDOLA. Rischiano il processo anche i due precedenti sindaci, Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, oltre al responsabile dell'ufficio tecnico Enrico Colangeli e al tecnico geologo Luciano Sbaraglia. «Ciascuno ometteva - scrivono i pm - di adoperarsi per l'adozione di un nuovo piano regolatore che, laddove emanato, avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo valanghe, nonché un Piano di emergenza totalmente silente in punto di pericolo valanghe e di rischio neve sull'intero territorio di Farindola». E nonostante tutto il problema poteva risolversi anche se i due strumenti urbanistici fossero stati aggiornati in seguito, cosa che purtroppo non accadde. Un correttivo, in tempo utile, avrebbe permesso di segnalare quel forte pericolo valanghe al Coreneva (il comitato tecnico regionale).
«Tali informazioni avrebbero determinato l'immediata sospensione di ogni utilizzo in stagione invernale dell'albergo, almeno fino alla realizzazione di idonei interventi di difesa anti valanghiva».
CAPITOLO PROVINCIA. Qui indagati sono l’ex presidente Antonio Di Marco, il dirigente Paolo D'Incecco, il responsabile servizio viabilità, Mauro Di Blasio, il comandante della polizia provinciale, Giulio Honorati, e il tecnico Tino Chiappino. «Nessuno dei suddetti indagati, adottava le condotte dovute almeno dal 15 gennaio 2017, affinché si attivasse un efficace e tempestivo monitoraggio della percorribilità delle strade, venendo a mancare ogni sorveglianza sul tratto dal bivio Mirri all'hotel Rigopiano dalle ore 19 del 17 gennaio 2017; si attivasse la doverosa ricognizione dei mezzi sgombra neve in dotazione». Se questo fosse stato fatto sarebbe stato possibile «a tutti i presenti in albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto della giornata del 18».
REGIONE ABRUZZO. Gli indagati sono i direttori Pierluigi Caputi, Carlo Visca, Antonio Sorgi ed Emidio Primavera, i dirigenti Vincenzo Antenucci, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio: tutti coinvolti per la mancata realizzazione della carta pericolo valanghe. Carta che avrebbe permesso di individuare le zone a rischio valanga nel Comune di Farindola: «Un sito esposto a tale pericolo sia per le obiettive evidenti ragioni morfologiche e ambientali sia per documentate vicende storiche che ha fatto sì che le opere già realizzate dell'hotel Rigopiano, non siano state segnalate dal locale sindaco al Coreneva per lo studio della neve e delle valanghe».