Per otto anni all’Aquila: così lo ricordano i suoi collaboratori

18 Novembre 2019

L’AQUILA. «Mi disse: “Ma se lei a casa non sa come si pulisce, come sa se la sua domestica pulisce bene?”, non dimenticherò mai questa frase della nostra guida e padre Bruno Paolo Amicarelli, quando...

L’AQUILA. «Mi disse: “Ma se lei a casa non sa come si pulisce, come sa se la sua domestica pulisce bene?”, non dimenticherò mai questa frase della nostra guida e padre Bruno Paolo Amicarelli, quando lo vidi indossare la toga e andare in aula per la prima volta. Gli chiesi: ma come, procuratore, lei indossa la toga e va in aula? E allora mi diede quella risposta». È uno dei ricordi indelebili che il procuratore ha lasciato nei suoi otto anni al Palazzo di giustizia dell’Aquila dove, tutto il suo ufficio – una trentina di persone – lo ricorda con tanto affetto. La testimonianza è di una delle sue collaboratrici più strette, Anna Fatigati.
Il procuratore generale Amicarelli è approdato all’Aquila nel 2001 e c’è rimasto fino a gennaio 2009, quando è andato in pensione, tre mesi prima del devastante terremoto, dopo il quale si è preoccupato di telefonare ad uno ad uno ai suoi ex collaboratori per sapere personalmente le loro condizioni e se poteva dare una mano in qualche modo. Quella di Amicarelli è stata una gestione oculata delle risorse delle varie procure abruzzesi, portata avanti con molta attenzione. Amicarelli nel 2001 era subentrato a un altro grande magistrato, Bruno Tarquini, anche lui molto benvoluto alla Procura generale. E dopo Amicarelli all’Aquila è arrivato Giuseppe Falcone, ritenuto un’ottima guida del Distretto delle procure abruzzesi.
«Amicarelli, comunque, è stato unico, nella sua grandezza e umiltà, come lo è anche l’attuale procuratore, Pietro Mennini, anche lui molto attento alla gestione delle risorse», sottolinea Fatigati. Che di vicende umane di Amicarelli ne avrebbe da raccontare abbastanza da scrivere un libro. «Come la sua capacità a raccontare barzellette. Al mattino, quando arrivava in Procura», dice Fatigati, «ci riuniva tutti nel corridoio e parlava sempre con tutti noi». Eppoi c’era l’immancabile appuntamento annuale con la ventricina. «Questo avveniva ogni anno. Aveva una persona che faceva una ventricina speciale per lui. E dall’Aquila organizzavamo un bus e tutti i collaboratori del suo ufficio, una trentina, eravamo ospiti a casa sua, a San Buono, nel Vastese, e ci faceva assaggiare la sua specialità, in un pranzo sulla sua splendida terrazza, sopra alla cappella di famiglia». Amicarelli ha scritto anche due libri, uno sul suo paese e uno sulla sua famiglia. Molti oggi dall’Aquila andranno al suo funerale.
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