Percorso Covid, c’è il piano per chi ha sintomi da 3 mesi

L’assistenza a chi manifesta ancora disturbi a distanza di tempo dall’infezione Cosenza (a capo dell’Agenzia sanitaria) spiega al Centro a chi bisogna rivolgersi
L’AQUILA . Il Covid, spesso, non finisce con un tampone negativo. Anche per settimane possono permanere sintomi più o meno gravi, da semplici dolori muscolari a ipertiroidismo, miocarditi e fibrosi polmonari. Ma anche attacchi d’ansia e crisi di panico. Sintomi che, talvolta, compaiono a distanza di tempo.
L’Abruzzo è una delle prime regioni, in Italia, ad aver attivato un percorso clinico, definito in tutti i passaggi, che garantisce la presa in carico dei pazienti colpiti da sindrome “Long Covid 19”.
In ogni Asl nascerà un ambulatorio “long Covid”, coordinato da un medico infettivologo, coadiuvato da uno staff di specialisti nei diversi ambiti di intervento sanitario. La giunta regionale ha approvato le linee di indirizzo per l’assistenza dei pazienti con pregressa infezione da Covid, elaborate dall’Agenzia sanitaria regionale (Asr), guidata dal commissario, Pierluigi Cosenza.
PERCORSO CLINICO. Nel caso di sintomi che si sviluppano durante o dopo un’infezione da Covid, che continuano per più di 12 settimane e non possono essere spiegati con una diagnosi alternativa, è opportuno rivolgersi all’infettivologo. «Per identificare queste patologie», spiega Cosenza, «il medico infettivologo si avvarrà di uno specifico questionario di screening, che potrà essere somministrato anche telefonicamente per intercettare i sintomi persistenti e capire se sono riconducibili al Covid».
Per le visite negli ambulatori sarà stabilita una classe di priorità: breve, con accesso all’ambulatorio entro dieci giorni, per i disturbi importanti e differita, entro 30 giorni, per le sintomatologie meno impegnative.
L’ASSISTENZA. «Si tratta», aggiunge Cosenza, «di prime indicazioni sui criteri clinici di riferimento nell’attività di sorveglianza dei pazienti clinicamente guariti da Covid 19. L’impatto sui pazienti guariti è un ambito in continua e rapida evoluzione e non sono ancora disponibili dati esaustivi su tutti gli aspetti da considerare. Per questo, le linee elaborate potranno essere aggiornate o riviste in base ad ulteriori evidenze scientifiche o indicazioni ministeriali».
Al momento l’Agenzia sanitaria regionale non è in possesso di una casistica precisa, «ma sono molti i pazienti», conferma il commissario dell’Asr, «che si rivolgono alle strutture sanitarie regionali per essere assistiti». Pazienti con tampone negativo, ma che presentano disturbi come ipertiroidismo, dolori muscolari, miocarditi, pericarditi e fibrosi polmonari oltre a una componente psicologica che si traduce in attacchi di ansia. AMBULATORI LONG COVID. In ogni Asl verrà istituito un ambulatorio Long Covid, coordinato dal medico specialista in malattie infettive, che opererà in équipe con pneumologo, cardiologo, neurologo, nefrologo, psichiatra o psicologo e un infermiere con specifica formazione. A seconda delle esigenze, potranno essere coinvolte altre figure mediche o sanitarie (oculista, otorino, geriatra, dermatologo, reumatologo, endocrinologo, specialista in medicina fisica e riabilitativa, dietista, farmacista).
TAMPONE NEGATIVO. C’è un presupposto fondamentale per l’accesso agli ambulatori Long Covid: la completa negativizzazione del paziente. Per iniziare l’assistenza, infatti, il malato, sia ospedalizzato che assistito a domicilio, dovrà essere clinicamente guarito e con doppio tampone nasofaringeo negativo. Solo successivamente, se i sintomi continueranno a persistere, verrà contattato telefonicamente da un infettivologo o dal medico di medicina generale, che somministrerà il questionario di screening per capire la correlazione con il Covid. Il paziente potrà essere assistito in day hospital, in day service, con la predisposizione di pacchetti ambulatoriali per i casi più complessi, che necessitano di indagini cliniche, o con servizio ambulatoriale
ASSISTENZA NEL TEMPO. «Con l’attivazione degli ambulatori Long Covid», sottolinea Cosenza, «siamo in grado di seguire non solo i pazienti ricoverati ma tutti quelli che, una volta dimessi dall’ospedale, presentano ancora disturbi. La malattia Covid, in alcuni casi, non si esaurisce con la negativizzazione ma può evidenziare disturbi successivi che vanno curati per evitare conseguenze e per una migliore qualità della vita».
ABRUZZO PRIMO. Per l’Abruzzo si tratta di un primato, a livello nazionale, quello di adottare uno strumento programmatorio per l’assistenza di pazienti che si sono negativizzati al Covid, ma che non hanno uno stato ottimale di salute. «La letteratura scientifica», spiega l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, «indica la possibilità di effetti a distanza a carico di diversi organi. Di conseguenza, la possibile presenza, nel periodo successivo alla fase acuta, di esiti clinici o funzionali, temporanei o persistenti, impone di dover garantire una completa risposta assistenziale, attraverso una presa in carico multidisciplinare, che possa rispondere ai bisogni di questi pazienti».

