Pere e pompelmi out Sulle tavole estive il trionfo dell’esotico
Anche dall’ortolano cambiano le mode con l’ascesa di nuove varietà: boom di prodotti “che fanno bene”
Le pere? Spiace dirlo, ma questi frutti deliziosamente succosi sono out. E i pompelmi non se la passano meglio. Perché la frutta, come l'abbigliamento o i colori delle automobili, è oggetto di mode presso il grande pubblico. Così, se in questi mesi estivi le star dall'ortolano sono state le pesche piatte ben sode, non è detto che presto non vengano soppiantate da un'altra varietà. Chi conosce bene i trend e il background della frutta che arriva sulle nostre tavole è Rossella Gigli, direttrice di FreshPlaza Italia, punto di riferimento informativo per i professionisti del settore ortofrutticolo.
È vero che le pesche piatte hanno sono di gran moda quest'anno?
«Verissimo, le pesche piatte hanno conquistato il palato degli italiani, che le preferiscono alle varietà tradizionali perché hanno un sapore e una consistenza ben definiti. Addentandone un pezzetto si sa cosa ci aspetta, mentre con le pesche tradizionali è sempre una sorpresa che dipende dalla varietà, da quando sono state raccolte e da tanti altri fattori. Sta di fatto che il consumo delle tradizionali pesche bianche o gialle è sceso del 12% negli ultimi anni».
Allora, le pesche piatte hanno sbancato, ma quali altri frutti vanno per la maggiore?
«I limoni. Proprio così. Il limone è diventato il re degli agrumi. Negli ultimi anni è stato fatto un grande lavoro di divulgazione sulle proprietà salutistiche del limone, depurative e antiaging per esempio, e ne è esploso il consumo. Mia madre al massimo ne spruzzava un po' di succo sul pesce, o ne utilizzava qualche scorzetta per preparare i suoi dolci, oggi ci si alza al mattino e si beve un bicchiere d'acqua tiepida con spremuto dentro mezzo limone perché fa bene. È quasi diventato un must. Sempre per ragioni salutistiche vanno forte le bacche di Goji, i semi di quinoa, e tutti i semi in genere. Anche tutta la frutta a guscio è entrata in maniera importante nell'alimentazione di tutti i giorni, le noci e le mandorle non si mangiano più solo nel periodo natalizio. La collaborazione dei produttori con i medici di base ha fatto sì che tutti siano al corrente dei benefici per la salute dei grassi polinsaturi contenuti nella frutta a guscio, elementi che aiutano a contrastare le patologie che possono insorgere per gli eccessi alimentari cui siamo abituati. Allora è tutto un mettere noci nell'insalata, nei primi piatti, nel sacchetto dello snack per l'ufficio. È un momento d'oro anche per tutte le bacche che normalmente chiamiamo frutti di bosco: fragole, lamponi, mirtilli, ribes, d'altronde quello dei berries è un trend che da anni tiene banco in Gran Bretagna».
I must dell'estate 2016 dall'ortolano?
«Parlerei subito di meloni. Quest'anno sono andati fortissimo i cosiddetti "francesini" Charentais a buccia liscia. Sicuramente perché sono più profumati e aromatici dei retati, che sono i meloni italiani per antonomasia. In questi mesi mi è capitato di entrare in alcuni supermercati e notare che le ceste di meloni francesini erano vuote mentre c'erano rimanenze di retati, è un segnale. Altro must dell'estate sono state le miniangurie che hanno conquistato un bello spazio sulle tavole italiane, ma c'è ancora tanto lavoro da fare per mettere a punto le varietà in Italia. C'è da inseguire la professionalità degli spagnoli che sui mercati esteri propongono miniangurie senza semi con un meraviglioso bouquet di sapore. Poi, rimanendo tra la frutta senza semi, l'uva seedless, che è un classico nei Paesi del Nord che sono sempre più avanti di noi in fatto a innovazione in questo settore. Questo tipo di uva, ottenuta con selezioni naturali, è stata pensata per il consumatore moderno che non ha voglia di stare a sputacchiare semi, ma anche per i bambini. Si sciacqua e si mette in bocca come una caramella. È stata l'estate anche delle ciliegie proposte in nuove varietà e nuovi calibri, delle pesche noci/nettarine sempre più colorite che tutti amano perché non vanno pelate. Hanno recuperato un po' le albicocche, merito delle varietà più grosse e leggermente arrossate. Grande successo anche per la melagrana, cui tutti riconoscono le proprietà da superfood. Peccato sia così complicato mangiarla, ma i produttori stanno lavorando su confezioni di semi pronti per il consumo. E poi gli avocado, quest'anno c'è stata una grande scoperta degli avocado, il frutto tropicale ricco di grassi polinsaturi».
Per l'autunno e l'inverno in arrivo ci sono già avvisaglie su quali saranno i frutti in pole position?
«Di certo non le arance e mandarini che hanno perso tantissime posizioni nei favori dei consumatori. Soprattutto i mandarini per via della presenza di semi. Andranno forte i kiwi, di cui l'Italia è il principale produttore nell'emisfero Nord, anche nelle varietà gialle e, forse in quella rossa, attualmente in sperimentazione, che ne fa un frutto dal sapore completamente diverso da quello che conosciamo: è molto più simile a un frutto esotico. E poi ci sono i minikiwi che non vanno sbucciati, grandi come un'oliva. Continuerà la riscoperta dei cachi, sia a polpa morbida sia a polpa compatta come quella dei cachi vaniglia. Già lo scorso anno hanno conosciuto un momento d'oro».
Porteremo ancora in tavola mele e pere?
«Per le mele, accanto al successo consolidato delle Golden Delicious, si possono prevedere buone performance perle nuove varietà quali le Kanzi, le Pink Lady e le Modi, che ancora non tutti conoscono. Come non tutti conoscono la precoce Gala, che va acquistata già in questo periodo e poi sparisce dai bancali. Dà grande soddisfazione al palato, è una delizia per poco tempo. Per le pere l'orizzonte non è così sereno: benché in Italia ci siano varietà meravigliose come le Abate e le Williams, i consumi sono decisamente in discesa, e lo sa perché?».
No, me lo dica lei.
«Perché sono frutti ritenuti scomodi: nell'immaginario comune vanno sbucciate, e poi ci si sbrodola mangiandole. Insomma, non vanno bene per la schiscetta per il pranzo in ufficio. Ma è un errore: la pera non va mai essere sbucciata. Va sciacquata e poi addentata per goderne tutto il sapore».
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