Permessi illegali, 8 anni all’ex direttore del lavoro

28 Gennaio 2015

L’inchiesta per traffico di clandestini, il verdetto a nove anni dagli arresti: Paoletti dovrà pagare anche un milione e mezzo, assolti Faricelli e Blandini

PESCARA. Arriva a nove anni dagli arresti la sentenza di una maxi-operazione che nel 2006 portò a una pioggia di arresti per traffico di clandestini: permessi illegali, diceva l’accusa, per 200 stranieri di cui 150 cinesi aiutati a entrare illegalmente in Italia. Solo ieri, dopo due anni di udienze preliminari e oltre tre anni di dibattimento, la maxi-inchiesta in cui erano coinvolti 6 italiani e 18 cinesi è arrivata a sentenza con una messe di capi di imputazione prescritti e, complessivamente, con 14 condanne.

Il collegio presieduto da Angelo Zaccagnini, affiancato da Massimo De Cesare e Sergio Casarella, ha condannato l’ex direttore dell’ufficio provinciale del lavoro di Pescara Gianpaolo Paoletti a otto anni e al pagamento di una multa di un milione e 425mila euro con l’accusa di aver consentito o favorito l’immigrazione clandestina. Gli imputati Domenico Faricelli, all’epoca funzionario dell’ufficio provinciale del lavoro di Pescara, e Giacomo Blandini, all’epoca operatore di sportello, sono stati invece assolti dallo stesso reato per non aver commesso il fatto.

Le accuse contestate a vario titolo ai 24 erano di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione, falso, abuso d’ufficio, violazioni del decreto legislativo e sono molti i capi di imputazione dichiarati prescritti oppure derubricati e ancora prescritti come nel caso di altri tre italiani, titolari di società, e molti cinesi. Ma il verdetto ha anche condannato 13 cinesi: alcuni vivono ancora a Pescara mentre altri sono tornati in Cina oppure sono spesso in viaggio dal loro Paese. Un imputato cinese è stato condannato a 8 anni di reclusione e gli altri 12 a cinque anni: undici cinesi sono stati ancora condannati al pagamento di una multa di 1 un milione e 425mila euro e altri due al pagamento di 105mila euro.

Termina, quindi, con 14 condanne l’inchiesta chiamata “Piramide” partita dal controllo di alcuni flussi sospetti di immigrati e sfociata nell’ordinanza del gip. «Ciò che viene contestato è una serie di illeciti che hanno avuto lo scopo di eludere e di aggirare le normative previste per l'immigrazione», era scritto nell'ordinanza. Ma l’inchiesta ha proceduto con lentezza arrivando solo nel luglio 2011 al rinvio a giudizio e passando, poi, a un dibattimento lumaca perso tra i difetti di notifica e una girandola di collegi. Nell’ambito dell’inchiesta erano state poste sequestro 13 attività gestite da orientali, molte delle quali ritenute fittizie, tra cui un ristorante cinese. Secondo l'accusa, sarebbero stati almeno 150 i cinesi e 50 i romeni arrivati illegalmente e spostati su tutto il territorio nazionale con profitti ritenuti dagli inquirenti ingenti. Dalle indagini era anche emerso che chi si rivolgeva all'organizzazione riusciva a ottenere, a seconda del prezzo pagato, il rilascio di false autorizzazioni al lavoro, e dunque i permessi di soggiorno, ma anche i ricongiungimenti familiari in modo da aggirare le cosiddette quote d'ingresso. Gli investigatori avevano inoltre accertato anche un tariffario in base al quale l'organizzazione richiedeva ai cinesi clandestini un compenso che partiva da un minimo di 7 mila euro, per un singolo rinnovo di permesso di soggiorno, a 18 mila per le richieste di ricongiungimento familiare di tre persone (24 mila se le persone erano quattro). Regista dell’organizzazione sarebbe stato, sempre per gli inquirenti, l’ex direttore dell’ufficio provinciale del lavoro di Pescara per cui è arrivata una condanna pesante e una multa salata per traffico di clandestini mentre molti capi di imputazione sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.

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