Perseguita la legale della moglie Arrestato dipendente delle Poste

5 Marzo 2021

Il 53enne ha preso perfino a martellate il citofono dell’avvocatessa che assiste la sua ex coniuge E dopo il divieto di avvicinamento, nei suoi confronti il giudice ha disposto la detenzione in carcere

PESCARA. Era diventato un vero e proprio incubo per una nota e stimata avvocatessa di Pescara che assiste una signora che ha avviato la pratica di separazione legale: tutta colpa della presenza continua e delle minacce sempre più pesanti che arrivavano dal marito della sua cliente, il quale probabilmente non voleva accettare la scelta fatta dalla consorte.
Svolgere la sua attività professionale, per il legale preso di mira, era diventato un grosso problema, ma soprattutto era la sua stessa incolumità, ormai, ad essere messa in pericolo.
Da ieri, però, quell'uomo, M.D.P. 53 anni, di origini lombarde, dipendente delle Poste, è finito addirittura in carcere con le accuse di atti persecutori (stalking per intenderci) e danneggiamento. Ma ci sono volute ben due misure cautelari, firmate dal gip Giovanni De Rensis, per mettere fine, almeno per il momento, a quelle continue aggressioni verbali e non, che il legale era costretta a subire. La prima era stata disposta il 4 febbraio scorso: un divieto di avvicinamento che però era servito a poco, ed è per questo che la procura (pm Rosangela Di Stefano), dietro sollecitazione dell’avvocato Canio Salese che assiste la collega in questa delicata vicenda, ha chiesto al giudice di rivedere la misura e di disporre per l’indagato gli arresti domiciliari. Richiesta che il gip ha prontamente accolto, ma andando oltre, disponendo per l’uomo la detenzione in carcere che è stata eseguita ieri dalla polizia che ha lavorato in collaborazione con i carabinieri e la sezione Gav del tribunale, e cioè il neonato Gruppo anti violenza. Solo che questa volta la vittima è un’avvocatessa che, con grande senso della professione, stava cercando di chiudere, nel migliore dei modi per entrambe le parti, una pratica di separazione.
Ma la sua vita, nell’ultimo periodo, era stata completamente stravolta da quest’uomo che la perseguitava a tutte le ore. Telefonate in piena notte senza risposta, scampanellate al suo studio e addirittura alla sua abitazione, fino ad arrivare a frantumare, con un martello, il citofono di casa. La vittima, che ormai cercava di non restare mai da sola neppure per andare in udienza, evitando anche i piccoli spostamenti per non ritrovarsi di fronte quell’uomo, aveva fatto installare una telecamera davanti al cancello. E quella telecamera ha ripreso un uomo con il volto coperto dal cappuccio di una felpa, cappuccio che aveva peraltro tirato su proprio prima di colpire il citofono, forse perché a conoscenza della telecamera.
Un uomo che guidava «lo stesso scooter con lo stesso colore e lo stesso bauletto di quello ripreso dalla telecamera della vittima». E ancora, indumenti simili a quelli usati dallo stalker ripreso dalla stessa telecamera, vennero rinvenuti in casa dell’arrestato nel corso di una perquisizione.
Non solo, ma quando i poliziotti si sono presentati per notificargli la prima misura di divieto di avvicinamento, l'uomo ha avuto una reazione violenta tanto che per eseguire la misura ed effettuare la perquisizione, gli agenti sono stati costretti ad ammanettarlo.
«La misura degli arresti domiciliari con le procedure di controllo», scrive il giudice, «è inidonea in quanto le modalità di controllo mediante mezzi elettronici permetterebbero sì di segnalare prontamente alla polizia giudiziaria le condotte dell’indagato, senza però che tali condotte illecite siano concretamente ed efficacemente impedite, sì che l'indagato potrebbe con la massima facilità continuare a molestare la persona offesa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA