Perseguitato perché gay: sì al permesso di soggiorno

3 Marzo 2019

Giovane senegalese ottiene dai giudici il riconoscimento della protezione Ospite di un centro d’accoglienza a Pescara, nel suo Paese rischia 5 anni di cella

PESCARA. È fuggito dal suo Paese perché omosessuale. E in Senegal, come recita l’articolo 319 del codice penale, è punito con il carcere fino a 5 anni chi «commette qualsiasi atto ritenuto impudico e contro natura con un individuo del suo stesso sesso».
AIUTO A PESCARA Ha cercato aiuto a Pescara, dove viveva in un centro d’accoglienza. All’inizio la sua richiesta è stata respinta dalla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, con sede ad Ancona e competenza anche sull’Abruzzo.
Ma, dopo una causa in tribunale, Loum, 23 anni, ha vinto la sua battaglia. I giudici dell’Aquila, grazie al ricorso presentato dall’avvocato Gianluca Polleggioni, gli hanno concesso la protezione sussidiaria, che prevede un permesso di soggiorno valido per 5 anni. È cominciata nel 2016 la storia di sofferenza e paura di Loum, che faceva il contadino a Kaolack, una delle città più importanti del Senegal, distante 189 chilometri dalla capitale Dakar.
MINACCE DI MORTE «La mia famiglia», ha raccontato davanti alla commissione, «è venuta a conoscenza che ero omosessuale e si è opposta alla mia condizione. Pure il quartiere dove abitavo lo ha saputo e si è rivoltato contro di me, picchiandomi insieme a due miei amici, anche loro gay. Ci hanno minacciato di morte e perseguitato. Per fortuna, mia mamma mi ha dato i soldi per scappare. Mi sono unito alla fuga con i due amici e ci siamo diretti verso il Mali».
Loum è riuscito a raggiungere la Libia. «Lì siamo stati messi in prigione. Ma io sono scappato. Per fuggire, ho approfittato del momento di libertà durante i lavori forzati consistenti nel trasporto di materiale da costruzione. È allora che ho incontrato un trafficante per venire in Italia».
Il BARCONE Il giovane contadino è arrivato con un barcone sulle coste siciliane. Nel settembre del 2017, quando è giunto a Pescara, ha deciso di chiedere protezione internazionale. Ma la commissione territoriale di Ancona non gliel’ha concessa, rilevando la sussistenza di «seri dubbi sul reale orientamento sessuale riferito dal richiedente, poiché, più volte sollecitato, non è stato in grado di raccontare il suo vissuto di omosessuale».
Ma Loum non si è dato per vinto: si è rivolto all’avvocato Polleggioni e ha impugnato il provvedimento. Così il caso è arrivato davanti al tribunale dell’Aquila. Ed ecco il colpo di scena: secondo il presidente Ciro Riviezzo e i giudici Donatella Salari e Roberto Ferrari, la domanda presentata dallo straniero «è fondata».
ATTI CONTRO NATURA Nell’ordinanza di accoglimento viene ricordato: «Ad agosto 2016 il tribunale di Dakar ha giudicato 7 uomini colpevoli di aver commesso “atti contro natura” e li ha condannati a 6 mesi di reclusione e a 18 mesi con sospensione della pena. Erano stati arrestati a luglio, dopo che la polizia aveva fatto irruzione in un appartamento senza esibire un mandato. Diversi giornali avevano rivelato l’identità degli uomini e pubblicato editoriali di stampo omofobo e diffamatorio. Sei di loro sono stati trasferiti in un carcere lontano dalle rispettive famiglie e dalle reti di assistenza che avrebbero potuto fornire loro cibo e medicine».
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