Personal trainer muore a 43 anni: «Amico di tutti, un leader innato»

Alfonso Bellone, ex portiere di pallanuoto in A, aveva creato un metodo di allenamento seguito da tanti Il ricordo del cognato: «Non aveva peli sulla lingua, sempre pronto a fare del bene e ad aiutare gli altri»
MONTESILVANO. Diceva sempre le cose come stavano, senza mezzi termini né giri di parole. Cocciuto come pochi. Spigliato e diretto fino a sembrare brusco, ma in realtà dotato di una sensibilità e di un’empatia innate che in pochi minuti lo portavano ad attaccare bottone con tutti e a diventare il punto di riferimento per chiunque avesse incrociato sul suo cammino: dalle tante clienti che seguivano il suo programma di allenamento e alimentazione per tornare in forma agli ex compagni della squadra di pallanuoto in serie A, dai ragazzi della scuola di ballo della Said’a Dance alle centinaia di amici di Pescara, Montesilvano e Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, che ieri pomeriggio sono accorsi per l’ultimo saluto ad Alfonso Bellone.
Il giovane personal trainer, soprannominato nell’ambiente del fitness “Mr. lato B”, è venuto a mancare mercoledì a 43 anni in seguito all’aggravarsi di una patologia pregressa. Originario del Casertano e nel mondo dello sport da 34 anni (ex portiere di pallanuoto in serie A, ha praticato e studiato arti da combattimento, calcio e basket), abitava a Montesilvano da alcuni anni dove ha avviato uno studio con palestra. È qui che aveva scelto di gettare le basi della sua vita e del suo lavoro assieme alla moglie Lamia D’Amico, ex ballerina di tango argentino, istruttrice di fitness e body building con la quale condivideva la passione per lo sport e il sogno di riuscire ad aiutare tutte le donne nel loro percorso di trasformazione estetica per ottenere un corpo asciutto e snello. Un impegno quotidiano che portava la coppia a vivere fianco a fianco ogni minuto, condividendo uno specifico programma di allenamento che lo ha reso molto noto, il cosiddetto “Metodo Bellone”.
Ieri, ai funerali celebrati da don Cristiano Marcucci alle 16,30, nella parrocchia della Visitazione di Maria, in via Carlo Alberto Dalla Chiesa a Pescara, tantissime persone si sono strette alla moglie, ai genitori Annarosa e Antonio, al fratello Carlo, al cognato Samy, alla cognata Manola e ai parenti per l’ultimo saluto ad Alfonso Bellone. Una folla di ex compagni di squadra, semplici conoscenti e personalità cittadine come il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis e il cantante e attore teatrale Giò Di Tonno hanno voluto portare un saluto alla famiglia, che fin dal mattino si è riunita nella camera ardente allestita nella Funeral home “Dimora del silenzio” - Verrocchio, a Montesilvano.
Nei tanti commenti di cordoglio lasciati sui social, Alfonso Bellone viene descritto come «un simpaticissimo spilungone di quasi 2 metri di altezza», appassionato del corpo umano, del suo funzionamento e del suo miglioramento, una persona «seria e competente», «bravissimo nel suo lavoro», ma soprattutto un professionista che «ha sempre trattato le persone con profondo rispetto». «Sono stato il primo della mia famiglia a conoscere Alfonso», racconta il cognato, Samy D’Amico, ricordando lo splendido rapporto con le nipotine Sofia e Gaia, profondamente attaccate allo zio, chiamato in famiglia e nel ballo “Fofò”, «ci siamo presentati a Castel Volturno durante una gara. Mi è venuto davanti un omaccione alto, fisicato e senza peli sulla lingua. Abbiamo iniziato a chiacchierare e, come sempre succedeva con Alfonso, siamo subito entrati in confidenza. Aveva il pregio di diventare immediatamente tuo amico e confidente, un leader in qualsiasi situazione. Era schietto, parlava faccia a faccia senza timori o vergogne, si discuteva e alla fine aveva sempre ragione lui: non ce n’era per nessuno». «Ma Alfonso era soprattutto generoso», aggiunge Samy, «sempre pronto a fare del bene e aiutare gli altri, in qualunque orario e in qualunque posto, con un consiglio, un trattamento o anche con un rimprovero».
«Ora sarà un po’ così: lontani ma vicini», ha scritto la moglie Lamia su Facebook, «non ci tocchiamo per poco. È difficile, doloroso, incredibile. Ma non impossibile. Eravamo una cosa sola io e te. Dall’altra stanza aiutami: scrivimi, canta, fai rumore, perché qui mi manchi già».
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