Pesca 10 mesi l’anno si tratta con la Croazia

8 Aprile 2017

Accordo ministero-marinerie sullo sfruttamento della pescosa Fossa di Pomo Tra le condizioni, raddoppio del fermo biologico e limiti all’uso delle attrezzature

PESCARA. Un fermo biologico lungo sessanta giorni, all’interno della Fossa di Pomo, per permettere la riproduzione delle specie ittiche pregiate. Ma che sia valido per tutte le imbarcazioni italiane e straniere. Inoltre, nei restanti dieci mesi dell’anno, un’ulteriore riduzione a due giornate di pesca a strascico settimanale in quella porzione del bacino adriatico che ricade sotto la competenza italiana.

È questa la proposta, condivisa tra marineria, associazioni di categoria e istituzioni regionali e nazionali, emersa durante il vertice che si è tenuto ieri mattina in Regione per discutere del futuro di un tratto di mare molto pescoso che si estende al largo della costa di Pescara.

La soluzione unitaria, individuata al termine di circa due ore di confronto, prevede di bloccare totalmente l’accesso a uno dei bacini più importanti per l’economia della pesca dell’Adriatico a chi utilizza il cosiddetto “palangaro di fondo”, ossia uno degli attrezzi più antichi usato dagli operatori della piccola pesca, ma considerato dai marinai pescaresi «la rovina del mare» poiché mette a rischio soprattutto la riproduzione del nasello.

Al tempo stesso si prevedono ulteriori restrizioni anche per le circa 40 imbarcazioni della marineria pescarese che utilizzano sistemi di pesca a strascico e che attualmente possiedono i requisiti per gettare le reti all’interno della Fossa di Pomo.

«Abbiamo preso consapevolezza», spiega Antonio Di Paolo, direttore del dipartimento Politiche dello sviluppo rurale e della pesca della Regione Abruzzo, «del livello di rischio per le specie ittiche che si riproducono in questo tratto di mare. Abbiamo quindi elaborato una proposta, che rappresenta un tentativo di mediazione per la salvaguardia delle risorse marine, che tuttavia dovrà avere un supporto scientifico e dovrà essere approvata dai nostri dirimpettai della Croazia. Con questa soluzione vogliamo evitare che passi una linea più estrema, che ipotizza aree a tutela integrale grandi tre volte e mezzo il tratto di mare che è stato chiuso per 13 mesi nel 2015».

L’ipotesi di limitare la pesca per favorire una tutela integrale della Fossa di Pomo è di MedReAct, ma l’Associazione cooperative italiane (Lega Pesca, Federcoopesca e Agci Pesca) ha sollecitato un confronto sul tema, portandolo in Abruzzo e offrendo delle soluzioni alternative. Il bacino marittimo risulta attualmente diviso in tre parti: c’è un blocco centrale che ricade sotto la giurisdizione internazionale ed è interdetto a qualsiasi attività di pesca, c’è il cosiddetto “fondaletto” di competenza italiana, chiamato così per i fondali più bassi, e infine una zona di pertinenza della Croazia.

La proposta, studiata ieri a tavolino durante l’incontro in Regione al quale hanno partecipato, tra gli altri, il comandante della Direzione marittima Enrico Moretti, Mimmo Grosso e Massimo Camplone, in rappresentanza dell’Associazione armatori di Pescara, Mauro Colarossi e Gianpaolo Bonfiglio (Mipaaf), Antonio Di Paolo ed Enzo Del Vecchio (Regione Abruzzo) e Vincenzino Crescenzi (Op Abruzzo Pesca) sarà discussa mercoledì prossimo 12 aprile in un incontro a Spalato per poi essere successivamente sottoposta alla Commissione europea.

«C’è un confronto aperto tra ministero e associazioni», rimarca Colarossi, «stiamo confezionando una proposta limitata ad alcune tipologie di attrezzi, vedi il palangaro di fondo, in grado di smontare soluzioni più restrittive, visto che il bacino dell’Adriatico interno è talmente in crisi che gli ambientalisti vorrebbero chiuderlo interamente alla pesca».

«Siamo favorevoli a un fermo biologico più lungo, pari a 60 giorni all’anno», evidenzia Mimmo Grosso, «un’ulteriore prova di maturità è la riduzione a 72 ore di pesca, a fronte delle 96 ore attuali, di cui due giorni a settimana all’interno del fondaletto e un altro giorno fuori. La pesca nella Fossa di Pomo, seppure limitata a due giorni a settimana, consente di respirare un po’ di ossigeno date le tante problematiche del nostro settore, con l’Adriatico centrale che è sempre meno pescoso e i noti problemi legati al mancato dragaggio del porto di Pescara».

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