Pesca, vertice col prefetto «Nessun fermo ad agosto»

19 Aprile 2020

Gli armatori pescaresi hanno bloccato ogni attività dal 12 marzo: «Quest’estate saremo in mare a ogni costo, il governo saldi i 600mila euro dovuti del 2018-19»

PESCARA. È ferma da più di un mese. Ha smesso di uscire in mare facendo una scelta di responsabilità. Per non mettere a repentaglio la sicurezza e la salute degli operatori marittimi e delle loro famiglie, ma anche a causa della quasi inesistente richiesta del mercato. La marineria di Pescara è una delle poche, su tutto il territorio nazionale, a essersi fermata completamente. Oggi, da quando lo scorso 12 marzo in una riunione ha preso la decisione sofferta, non ha ancora ottenuto certezze sul futuro.
«Chiediamo che il fermo biologico venga annullato», afferma Francesco Scordella, presidente degli armatori pescaresi «se così non fosse, ad agosto, usciremo comunque in mare». La richiesta, già avanzata nelle scorse settimane, è stata reiterata venerdì mattina nella riunione in videoconferenza con il prefetto Gerardina Basilicata, rappresentanti dell’amministrazione comunale e comandante della Capitaneria di Porto.
Pescara conta una flotta di 55 barche per la pesca a strascico e 20 vongolare, per un totale di circa 400 operatori. Dal 17 agosto al 15 settembre, secondo decreto ministeriale, è fissato il periodo di arresto temporaneo obbligatorio per la pesca a strascico per i compartimenti da San Benedetto del Tronto a Termoli. La richiesta della marineria è di considerare il fermo di agosto anticipato in queste settimane di pausa forzata.
«Sulle barche», spiega Scordella, «è impossibile osservare le disposizioni di sicurezza. Abbiamo toccato sulla nostra pelle gli effetti del coronavirus, che ci ha portato via Mimmo Grosso e che ha contagiato altri due armatori, ora ricoverati. È assurdo che il governo non abbia preso provvedimenti sul settore, uniformi per tutta Italia. Ci hanno lasciato allo sbaraglio». Nella riunione, Scordella ha ribadito anche altre richieste già rivolte al ministero: velocizzazione dei tempi di erogazione della cassa integrazione e sollecito dei pagamenti degli aiuti economici per i fermi pesca, degli anni 2018 e 2019 a oggi non ancora effettuati, che «per la marineria pescarese ammontano a circa 600mila euro», specifica Scordella.
A conclusione della riunione il prefetto, si legge in una nota, «ha assicurato che le questioni sollevate saranno portate all’attenzione del ministro dell’Interno per le conseguenti iniziative». Dalla prefettura fanno sapere anche che sono in tutto 612 le aziende di Pescara e provincia che hanno presentato richiesta per ripartire con i propri cicli produttivi, secondo la possibilità inserita nei decreti della presidenza del Consiglio dei ministri degli scorsi 22 e 25 marzo, che di fatto consente, previa autorizzazione dei prefetti, di estendere l’elenco delle aziende che in pieno lockdown possono riaprire. Con il decreto del 10 aprile è stata introdotta un’ulteriore novità «legata all’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, conservativa e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché pulizia e sanificazione, come anche per la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino e la ricezione in magazzino di beni e forniture». In questo caso le domande pervenute sono 37.
«Le forze di polizia, l’ispettorato territoriale del lavoro e il servizio Prevenzione e salute negli ambienti di lavoro della Asl», spiegano dal gabinetto del prefetto «effettuano i controlli per verificare la corrispondenza delle attività dichiarate con quelle oggetto della comunicazione e per accertare, anche a campione, il rispetto delle condizioni di lavoro e di sicurezza».
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