Pescara, abusi Les Paillotes, Acerbo accusa D'Alfonso

L'ex consigliere di Rifondazione dopo la sentenza del Consiglio di Stato: «Ora la Regione deve abrogare la norma ad personam fatta per De Cecco»
PESCARA. «La sveltina del governatore D'Alfonso, che insieme al centrodestra ha tentato di sanare l'abuso edilizio del Cafè Les Paillotes di Pescara commesso da De Cecco, è un'autentica porcata. D'Alfonso elimini immediatamente la norma ad personam approvata a febbraio, che contrasta con il parere della Soprintendenza sul vincolo di compatibilità paesaggistica». Lo ha detto Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, in conferenza stampa a Pescara insieme a Loredana Di Paola del Forum acqua. Il riferimento è al recente pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha dato ragione al Comune di Pescara, nell'ambito della battaglia legale che vede protagonista la società Porta Nuova Entertainment del gruppo De Cecco, nel tentativo di scongiurare la demolizione di alcune parti del Cafè Les Paillotes-Lido delle Sirene di Pescara, che il tribunale penale ha già giudicato abusive con una sentenza passata in giudicato. Contestualmente i giudici del Consiglio di Stato hanno bocciato le modifiche apportate dal Consiglio regionale abruzzese al Piano marittimo demaniale con delibera del 20 febbraio 2015.
«Ai tempi della giunta Chiodi bloccammo con mille emendamenti la prima parte del comma 25 dell'articolo 25 del Piano demaniale marittimo regionale, che regalava alla lobby dei balneatori la possibilità di ampliare del 30 per cento la volumetria massima degli stabilimenti balneari - ha ricordato Acerbo. «Nel febbraio scorso, in gran segreto e senza dare la possibilità ai cittadini e alle associazioni di osservare le modifiche, D'Alfonso ha ripreso la stessa norma e tra Commissione e Consiglio ha fatto passare una sveltina ad personam nella quale mancano solo il nome e l'indirizzo del Cafè Les Paillotes, visto che la norma non si riferisce neanche più alla generalità dei balneatori, ma solo a quelli che svolgono attività tutto l'anno, che hanno almeno 10 dipendenti e che operano su un arenile la cui superficie é di almeno 4.000 metri quadrati». L'esponente di Rifondazione ha osservato. «Per fortuna il Consiglio di Stato ha fatto notare che la legge regionale non può intervenire su un giudizio formatosi sulla base di una precedente normativa, ma occorre vigilare poiché, dopo la demolizione, De Cecco potrebbe essere tentato dall'idea di ricostruire, avvalendosi proprio di tale norma, che quindi la Regione ha il dovere di abrogare». Infine Acerbo ha espresso «grande apprezzamento per l'operato della Soprintendenza, che ha avuto il coraggio di far valere un vincolo paesaggistico in vigore già dagli anni Sessanta».

