Pescara, bancarotta da 15 milioni Pincione condannato a tre anni

La Corte d’appello dell’Aquila conferma la decisione di primo grado a carico dell’ex presidente Sotto accusa anche una distrazione da 190mila euro dai conti della società. Prescrizione per i Soglia
PESCARA. Conferma dei tre anni di reclusione per l’ex presidente della Pescara Calcio, Massimiliano Pincione, attuale patron del Lanciano 1920 in Promozione; prescrizione del reato per Gerardo Soglia (ex presidente della società biancazzurra ed ex deputato del Pd, difeso dall’avvocato Stefano Sassano) e per suo fratello Francesco, vice presidente ed ex amministratore delegato della stessa società (in primo grado condannati a due anni di reclusione a testa). Questa la decisione della Corte d’appello dell’Aquila nei riguardi dei personaggi collegati alla bancarotta fraudolenta della società biancazzurra: un crac da 15 milioni (in discussione erano i fatti antecedenti al fallimento decretato dal tribunale nel 2008). I fratelli Soglia erano accusati di bancarotta preferenziale e, secondo i giudici aquilani, la prescrizione era già esistente prima della condanna di primo grado. Pincione, invece, era accusato di aver distratto 190mila euro: distrazione per la quale i vertici dell’ex Cassa di Risparmio di Pescara (anche loro coinvolti nell’inchiesta), erano stati assolti con il rito abbreviato davanti al gup nel 2015.
Secondo i giudici aquilani, «la pronuncia di colpevolezza espressa dal tribunale di Pescara risulta fondata oltre che su coerenti ed organici elementi di fatto, su una valutazione del compendio probatorio assolutamente corretta ed argomentata in maniera ineccepibile». E spiegano nel dettaglio la questione dei 190mila euro intascati da Pincione, facendo riferimento anche alle dichiarazioni rilasciate in dibattimento dal curatore fallimentare Saverio Mancinelli: «È emerso in maniera incontestabile», dice in sentenza, «come Pincione, quale presidente del consiglio di amministrazione del Pescara Calcio, che nel giugno del 2007 vantava un credito nei confronti della Lega Calcio di 200mila euro, in data 29 giugno 2007 dette disposizione alla Lega di effettuare il pagamento su un conto della Pescara Calcio, disponendo poi, il successivo 11 luglio 2007, il bonifico della somma di 190 mila euro, in favore della società inglese “Camilla” ltd di cui lo stesso Pincione aveva l’autorizzazione ad operare sul conto. Detta operazione, registrata come “crediti diversi”, non presentava alcuna specificazione circa la ragione economica per la quale era stata disposta, né veniva contabilmente rinvenuta alcuna fattura giustificativa dell'emolumento». I giudici non hanno tenuto in nessun conto quanto sostenuto dai legali dell’imputato, e cioè che si trattasse di un pagamento per un’attività svolta dalla società inglese per rintracciare finanziamenti all’estero per la Pescara Calcio «in crisi di liquidità». E anche volendo dar credito alla tesi difensiva che ha parlato di immissione di liquidità da parte del Pincione nella società, secondo la Corte «ciò non escluderebbe comunque la natura distrattiva del bonifico effettuato sul conto della “Camilla” ltd». Peraltro, secondo la Corte, Pincione avrebbe «cagionato alla società un danno patrimoniale rilevante avuto riguardo all'importo cospicuo della distrazione». Da qui la conferma del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e della condanna a tre anni inflitta a Pincione dai giudici di primo grado a Pescara.
I Soglia, incamerata la sentenza di prescrizione del reato, non dovranno più pagare «le statuizioni civili disposte nei confronti dei medesimi»: parliamo della provvisionale di 200mila euro in favore della curatela del fallimento.

