Pescara, Berghella ai domiciliari: "Voleva altro denaro"

Si aggrava la posizione del medico ed ex politico già sospeso dal lavoro Il giudice: ha avvicinato una sua paziente per convincerla a dargli dei soldi
PESCARA. Guai seri per Vincenzo Berghella: da qualche giorno il medico di base pescarese ed ex consigliere comunale di Forza Italia è agli arresti domiciliari per la vicenda delle pensioni di invalidità. Il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea ha, infatti, revocato il divieto temporaneo di esercizio della professione medica emesso il 7 novembre scorso e ha disposto per Berghella una misura cautelare più pesante.
Il medico, indagato per corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità e millantato credito, è finito nel mirino della procura perché si sarebbe fatto dare o promettere da alcuni pazienti «rilevanti somme di danaro» necessarie all'ottenimento della pensione di invalidità.
A inguaiare ulteriormente l'ex politico e a far scattare l'aggravamento del provvedimento iniziale, sono state le dichiarazioni rese lo scorso 7 dicembre al sostituto procuratore Anna Rita Mantini da una delle pazienti del professionista. Berghella sostanzialmente avrebbe cercato di condizionare la donna e il 24 novembre scorso «nella vigenza del trattamento cautelare», l'avrebbe avvicinata e l'avrebbe «indotta a riferire falsamente agli inquirenti circostanze afferenti i loro pregressi rapporti professionali». La paziente, in particolare, avrebbe dovuto dichiarare che le somme di denaro che aveva corrisposto a Berghella, «conclamate dalle attività tecniche svolte nel corso delle precedenti indagini», sottolinea il gip , «sarebbero da ascrivere al compenso per accompagnamenti presso commissioni mediche». La paziente avrebbe dovuto aggiungere che «altre rilevanti somme di denaro, pari a 30 mila euro, che aveva consegnato a Berghella potevano essere giustificate come corrispettivo per l'acquisto di un autoveicolo».
Ma i guai per l'ex consigliere comunale non finiscono qui. Dalle dichiarazioni della donna, «sulla cui attendibilità», scrive il gip, «non possono formularsi dubbi», emerge che «la condotta delittuosa dell'indagato non sia affatto cessata». Berghella, infatti, le avrebbe «prospettato di poter intervenire in un procedimento giudiziario pendente all'Aquila, riguardante la richiesta di danni avanzata dalla donna, potendo in particolare intercedere presso un perito nominato dal giudice e inducendola così a corrispondergli altro denaro per tale illecita attività». Queste nuove accuse hanno ovviamente aggravato la posizione di Berghella, che è, quindi, finito agli arresti domiciliari. In realtà, la pm aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma Sarandrea ha ritenuto «sufficiente l'applicazione di una misura custodiale meno afflittiva», disponendo, però, per il medico di base anche il divieto di allontanarsi dalla sua abitazione senza autorizzazione del giudice e il divieto di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con persone diverse dai familiari che vivono con lui.
A far partire l'inchiesta è stata la denuncia di un paziente, che il 15 luglio del 2015 tentò di accoltellare nello studio di via Regina Margherita il medico di base pescarese. Secondo la procura, sono una decina gli assistiti che avrebbero pagato o si sarebbero impegnati a pagare, cifre oscillanti tra i 700 e i 7mila in euro, talvolta anche in più tranches. Pazienti anche loro finiti nel registro degli indagati per corruzione. Sempre secondo l'accusa, Berghella avrebbe ottenuto «indebitamente dai pazienti la promessa e materiale corresponsione di utilità patrimoniali non dovute, dissimulate sotto forma di asseriti pagamenti di emolumenti di proprie prestazioni professionali necessarie all'ottenimento di misure patrimoniali di sostegno alla disabilità». Le somme erano percepite «per la propria attività di certificazione “favorevole” da emettersi ai fini dell'ottenimento della pensione di invalidità civile». Il professionista, ex marito di Silvana Pica, scomparsa misteriosamente nel 2012, avrebbe pure millantato «l'esistenza di rapporti privilegiati» con i componenti delle commissioni di invalidità, totalmente estranei alla vicenda.
In realtà, secondo il gip, era solo «una vanteria» che serviva «a ottenere somme di maggiori consistenza dai propri pazienti».
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