Pescara blindata e vetrine vuote. Ma il corteo non c’è

25 Ottobre 2026

Commercianti esasperati: «C’è già la crisi, ora questo, siamo stanchi»

PESCARA

Vetrine abbassate per precauzione, negozi alleggeriti della merce e commercianti pronti a chiudersi dentro in caso di disordini. Ma alla fine, nel centro di Pescara presidiato per ore dalle forze dell’ordine, la protesta annunciata attraverso alcune chat Telegram e sui social per le 15.30 in piazza Salotto non è mai iniziata. I timori alimentati nei giorni scorsi dalle immagini degli scontri arrivati da altre città (come Milano) e dai messaggi circolati online hanno lasciato, però, il segno. C’è chi, come la storica profumeria “Femminella 1924” e la gioielleria “Antonio Seta”, ha preferito non aprire nel pomeriggio. Quest’ultima ha anche svuotato la vetrina in via precauzionale, togliendo orologi e gioielli. Altri esercenti hanno invece deciso di tenere alzate le serrande proprio per «non darla vinta alla paura». E mentre le forze dell’ordine restavano schierate nelle strade del centro, con circa un centinaio di uomini tra polizia di Stato, polizia locale e le altre forze impegnate nei controlli, a presentarsi in piazza sono stati soprattutto gli ultras del Pescara calcio: una cinquantina scesi in piazza per difendere la città intonando anche cori come «Dove sono i nostri nemici?» e «Il maranza dove sta?». Nessuna traccia, però, dei giovani attesi attraverso le convocazioni circolate sui social: non si è svolta neppure l’altra manifestazione, quella pacifica contro il caro vita annunciata per le 16.30 e distinta dalla protesta diventata oggetto dell’allerta. L’appuntamento dovrebbe ripetersi anche oggi e il 1° novembre, ma ieri ha visto pochissime presenze. «Siamo delusi dal fatto che non ci sia nessuno a protestare in maniera pacifica», dice al Centro una coppia di 24 e 28 anni arrivata in corso Umberto proprio per partecipare.

I COMMERCIANTI E L’ALLERTA

Il maltempo, forse, ha pesato sulle presenze con la pioggia diventata intensa proprio nelle ore in cui erano stati fissati gli appuntamenti. «Come potete vedere si sono tirati indietro per due gocce d’acqua», dichiara la titolare del negozio “Woolrich” Olivia Chiarolla, che ha scelto di restare aperta. O forse, il diffondersi della notizia e l’identificazione dei quattro ragazzi (di cui un 20enne e gli altri minorenni), hanno portato il gruppo a rimandare. «Noi già dobbiamo affrontare la crisi economica, ci siamo stancati. Oggi è sabato, una di quelle giornate in cui le attività dovrebbero incassare di più e nonostante il maltempo la polizia è qui a presidiare la zona. Ci sentiamo al sicuro, ma pare che non si fermino: il problema ci sarà anche oggi e domani». Resta da capire, infatti, se l’appuntamento sia saltato o rinviato: per questo motivo l’attenzione delle forze dell’ordine rimane alta anche oggi, con la possibilità di riattivare presìdi e controlli nel centro cittadino.

«Informiamo la gentile clientela che il pomeriggio la gioielleria resterà chiusa alla luce delle notizie e delle segnalazioni circolate in questi giorni riguardo a possibili episodi di disordine nel centro cittadino», si legge sull’avviso della gioielleria “Antonio Seta”. «La decisione è stata presa per tutelare la sicurezza dei nostri clienti e del nostro personale». La maggior parte degli esercenti ha scelto invece di non abbassare le serrande. Andrea Santurbano, titolare della gioielleria “Marlù”, dichiara: «Per noi è un modo per far capire che non abbiamo paura e che dobbiamo portare avanti le attività a tutti i costi. Di certo non ci fermiamo di fronte a questo. Se mi rompono la vetrina dovrò pagare migliaia e migliaia di euro, per non parlare dei giorni di chiusura».

SPESE MILITARI E DANNI AI SERVIZI

Justin Antonioli, coordinatrice del punto vendita Clayton, analizza il fenomeno da un’altra prospettiva: «Ci sentiamo molto tranquilli perché abbiamo avuto disposizioni su come muoverci. Quello che mi dispiace in realtà è il fatto che determinate azioni – come vandalismo, rottura delle vetrine, furti – passino in primo piano rispetto a quelli che sono i reali problemi di questo Paese. Nessuno giustifica assolutamente azioni di questo tipo, ma vogliamo risolvere prima quelli che sono i disagi e poi passiamo a quelli che rompono? Istruzione zero fondi, sanità al collasso, però diamo i soldi per le armi e mi sembra una contraddizione». Luca Italiani, del negozio “Italiani”, ringrazia le forze dell’ordine: «Abbiamo deciso di non fare allarmismo e speriamo che sia una moda passeggera, perché chi viene da noi, nel negozio Italiani, deve sentirsi spensierato. Le forze dell’ordine si stanno comportando in maniera impeccabile».

«IL LAVORO NON È PIÙ DIGNITÀ»

E mentre una parte del centro aspettava i disordini, in piazza c’erano le pescaresi Serena Papponetti, 30 anni, e Kremena Tsutsekova, 25 anni, con un obiettivo diverso: manifestare in maniera pacifica per i propri diritti. «Lavorare 30 ore a settimana e portare a casa 1.200 euro, con un lavoro che non solo è sottopagato rispetto agli standard europei ma nemmeno ti permette di sopravvivere, ti mette faccia a faccia con una realtà che non dovrebbe essere la nostra. Paghiamo un terzo dello stipendio in affitto: questa non è dignità». Le due giovani prendono le distanze dalle violenze, ma se si prova «più empatia per una vetrina rotta e non per i ragazzi che non arrivano a fine mese, c’è un problema».

CITTADINI IN DIFESA DEI NEGOZI

Oggi, sabato prossimo – giorno inizialmente cerchiato in rosso nelle chat dei minorenni con la minaccia di distruggere la città – e il 1° novembre, in concomitanza con una manifestazione annunciata come pacifica, resta massima allerta da parte delle forze dell’ordine. Intanto in centro sono arrivati anche pescaresi intenzionati a «difendere la città» come Marco e Paolo: «I nostri commercianti devono continuare a lavorare, non possiamo restare indifferenti». E poi c’è Victoria Supplizi, che avrebbe dovuto partecipare al corteo: «Molte persone hanno avuto paura di venire perché sono uscite quelle chat riguardo a stupri nei confronti delle ragazze. Noi siamo arrivate lo stesso, nonostante il timore e la consapevolezza che potesse scoppiare il disastro, proprio per far vedere che le persone che manifestano civilmente ci sono ancora».

©RIPRODUZIONE RISERVATA