Pescara, Ciclone: il primo processo a finire in Corte d’Appello

È stata fissata al 7 novembre la sentenza di secondo grado per Cantagallo. L’ex sindaco di Montesilvano era stato condannato a cinque anni
PESCARA. E’ Ciclone il primo grande processo ad approdare in Corte d’Appello a distanza di quasi due anni dalla sentenza di primo grado: il secondo tempo della prima inchiesta di rilievo su mattone e tangenti è stato fissato il 7 novembre, mentre la sentenza di primo grado risale al 28 dicembre 2012 quando il presidente del collegio Carmelo De Santis decise di condannare a cinque anni l’ex sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo. Sono ancora da fissare, invece, gli appelli degli altri due grandi processi della procura di Pescara, quello che riguarda Luciano D’Alfonso – assolto in primo grado – e quello che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco condannato a nove anni e sei mesi. Così, la scaletta della Corte d’Appello sembrerebbe seguire l’ordine cronologico, iniziando dal primo processo arrivato a sentenza a cui, poi, sono seguiti i verdetti per l’ex sindaco di Pescara D’Alfonso, assolto con tutti gli altri 23 imputati l’11 febbraio 2013 e, infine, per l’ex governatore Del Turco condannato il 22 luglio 2013.
A presentare l’impugnazione delle sentenza emessa dal tribunale di Pescara sono stati sia i difensori degli imputati di Ciclone che il pm titolare dell’inchiesta Gennaro Varone. L’ex sindaco di Montesilvano Cantagallo – arrestato il 15 novembre 2006 – arriverà in Corte d’Appello con una condanna a cinque anni ma con una carneficina di capi d’accusa. Su 17 capi d’imputazione Cantagallo era stato condannato per cinque: tre episodi di corruzione e due reati di falso e di truffa che il collegio giudicante riunì e riqualificò in abuso d’ufficio. L’ex sindaco, invece, venne assolto, tra i tanti, dal reato più grave di associazione per delinquere sfaldando quella era stata la base dell’inchiesta: «Il sistema Montesilvano».
La sentenza del presidente De Santis aveva parlato attraverso 35 anni e mezzo di carcere ma, senza «il patto tra amministratori e imprenditori», aveva affievolito un po’ la violenza giudiziaria con cui si era presentato il Ciclone, il nome che la cancelleria del pm incubo dei politici Varone scelse per azzerare la giunta di centrosinistra e aprendo, da allora, la stagione degli sgambetti alle amministrazioni. In primo grado, però, l’inchiesta con 32 imputati si era conclusa con la condanna di Cantagallo e di altri 12 imputati: quattro anni inflitti all’ex dirigente comunale Rolando Canale, 3 anni e sei mesi all’imprenditore Duilio Ferretti e 3 anni agli ex assessori Paolo Di Blasio e Guglielmo Di Febo. Accanto ai verdetti di condanna erano stati tante, però, le assoluzioni: 17 dichiarati estranei al processo accanto a cinque prescrizioni.
«Questa sentenza dice che ho fatto del bene a Montesilvano», commentò l’ex sindaco dopo il verdetto soprattutto perché, per lui, era caduta l’associazione per delinquere. Il tribunale, invece, scelse di lasciare la corruzione per cui Cantagallo era stato reputato colpevole anche se in parte, solo per le tangenti che sarebbero state ricevute dal titolare della ditta Green service negli anni 2005 e 2006. Gli appelli degli altri due processi devono essere ancora fissati.
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