«Pescara come Helsinki no al profitto di pochi»

29 Agosto 2014

PESCARA. «L’ex Cofa è un’area che deve essere al servizio della città e non la città al servizio di quell’area». Ha le idee chiare Massimo Palladini, attuale coordinatore dell’Inu (Istituto nazionale...

PESCARA. «L’ex Cofa è un’area che deve essere al servizio della città e non la città al servizio di quell’area». Ha le idee chiare Massimo Palladini, attuale coordinatore dell’Inu (Istituto nazionale di urbanistica) ed ex presidente dell’istituto stesso e dell’Ordine degli Architetti di Pescara, su come vada valorizzato l’ex mercato ortofrutticolo sulla riviera sud, in una zona considerata «altamente strategica per lo sviluppo presente e futuro dell’intera città».

Palladini chiarisce ulteriormente il suo pensiero riguardo all’ex Cofa: «Un’area di quel tipo in altre città si chiama il waterfront che per noi, avendo il fiume, è anche un riverfront ed è pregiatissima, un’area che poche città in Italia hanno: per questo sarebbe una carta da giocare sul fronte del marketing territoriale. Su cosa fare, in questi anni abbiamo sentito di tutto, ma nulla di concreto e fattibile».

La settimana scorsa, Laura Antosa, presidente dell’Ordine degli architetti pescaresi, aveva lanciato la proposta di un concorso di idee tra i professionisti del settore per la destinazione d’uso dell’ex mercato. «Io mi sono fatto un mio pensiero», spiega Palladini, «ma non vorrei partecipare a questa riffa sull’idea più geniale, anche perché il progetto si fa attraverso il concorso di idee, ma bisogna prima sapere quale sia l’idea, altrimenti non abbiamo risolto nulla». Palladini spiega meglio il concetto: «Decidere che cosa realizzare spetta agli enti preposti, poi agli architetti chiediamo come fare ovvero come sfruttare al meglio quello spazio e non cosa fare. Io sono d’accordo nel demolire tutto riconsegnando quello spazio alla collettività, poi facciamo crescere questa idea di una struttura al servizio alla città e del centro Italia pensando a un punto di eccellenza di una città regione. Naturalmente bisognerà trovare le mediazioni urbane con il quartiere di Borgo Marino Sud, evitando elementi di rottura, nel senso che locale, il rione e globale, una grande idea attrattiva, devono convivere. C’è da dire che il piano regolatore non aiuta perché c’è un errore con la previsione di grandi volumetrie ed edifici destinati ad affari».

Palladini snocciola la sua idea: «Penso a delle attrezzature che possano aumentare il turismo, il tempo libero e la cultura in una città che sta perdendo i suoi fondamentali. Bisogna essere finalizzati a un obiettivo, poi se il progetto è interessante attrae anche gli investimenti e ci può essere una quota di immobili a reddito, con la giusta calibratura tra pubblico e privato. Il Comune deve aprire un grande dibattito, ma anche mettere in campo una linea insieme alla Regione, che è proprietaria dell’area. Si deve mettere in piedi una cabina di regia coinvolgendo anche gli economisti». Palladini indica anche alcuni esempi da seguire: «Il modello di riferimento potrebbe essere il porto canale di Helsinki, ma anche la rambla con l’arrivo a mare di Barcellona o Marsiglia. Non Valencia dove si è andati un po’ oltre le potenzialità. Penso anche alla rivoluzione delle città portoghesi o a Genova e Ravenna. Così si potrebbe generare un bel flusso turistico». Palladini chiude così la sua riflessione: «Il timore è che quelle aree saranno occupate manu militari per il profitto di pochi».

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