Pescara, esasperata dai soprusi, denuncia i vicini di casa

28 Maggio 2015

Una coraggiosa infermiera in pensione di quasi ottant’anni non ha paura di dire che in quella palazzina di via Lago di Capestrano due famiglie tengono in ostaggio tutti i residenti con prepotenze e danneggiamenti. "Ho sempre segnalato tutto, ma l'Ater non interviene"

PESCARA. Dà nome e indirizzo: Italia Russi, via Lago di Capestrano 108. La signora, che porta con coraggio i suoi quasi ottant’anni, non ha paura di dire che lì, in quella palazzina delle case popolari di fronte all’istituto Manthonè, la vita è diventata un inferno. «Sono anni che faccio denunce, e non so più a chi rivolgermi», racconta al Centro Italia Russi, «l’ho detto anche agli altri del palazzo, mettiamoci insieme, scendete pure voi a protestare, ma non fanno niente, perché hanno paura di quelle due famiglie che ci stanno rovinando la vita. Ma tanto, che dispetti possono ancora farci dopo tutto quello che combinano ogni giorno?». È esasperata la signora Italia, che da 41 anni abita al primo piano della palazzina da dove per una vita è uscita per andare a lavorare in ospedale, dove ha fatto l’infermiera. «Adesso che sto in pensione vorrei stare un po’ in pace, ma non mi è concesso neanche quello, ogni giorno ce n’è una».

Ce l’ha con un paio di famiglie del palazzo, già ripetutamente segnalate all’Ater, alla questura, ai vigili del fuoco e all’ufficio d’igiene. «Ma nessuno le manda via, e loro continuano a fare quello che vogliono. Volete sapere l’ultima: sabato sera sono tornata a casa e ho trovato che avevano tolto tutte le maniglie delle finestre all’intero del palazzo, lungo la scalinata. È chiaro che sono loro, perché gli altri sono tutti perbene, ma non denunciano, non parlano, hanno paura dei dispetti mentre questi hanno distrutto il palazzo, utilizzandolo come credono e quando vogliono: spostano i mobili a tutte le ore, ricevono gente a tutte le ore, smontano i motorini nell’androne e tanto altro ancora. Io sto al primo piano, vedo tutti i loro movimenti e li ho pure segnalati. Ma niente, continuano a farli stare qua. Mi hanno consigliato di rivolgermi a un avvocato, ma se avessi i soldi per un avvocato credete che rimarrei qua a sopportare questo schifo? Io sono una persona perbene, ho sempre pagato, ho sempre lavorato, perché per colpa loro mi devo vergognare se qualche parente mi viene a trovare? Chiedo solo che li mandino via, l’Ater deve prendere provvedimenti, non è giusto che a pagare siano sempre le persone perbene. Se vengono gli faccio vedere pure come mi hanno ridotto il bastone del tendone in terrazzo, corroso dall’urina del cane di sopra. Uno schifo».

(s.d.l.)

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