Pescara, il Comune deve pagare per i libri voluti da D’Alfonso

21 Gennaio 2015

Nel 2008 sono stati pubblicati 2mila volumi sulle opere dell’ex sindaco, ma il conto non è stato saldato. La fattura iniziale di 100mila euro si è ora dimezzata con una transazione, ma esplode la polemica

PESCARA. Per il Comune senza soldi, costretto a ricorrere alla procedura di predissesto finanziario per risanare i suoi conti in rosso, le brutte notizie non finiscono mai. Ora, è uscito fuori un altro debito che risale addirittura al 2008, quando la città era guidata dall’amministrazione D’Alfonso. La giunta Alessandrini dovrà sborsare 47.187 euro per chiudere un lungo contenzioso sorto dopo la pubblicazione di 2mila volumi riguardanti le opere realizzate in 5 anni dall’ex sindaco Luciano D’Alfonso, ora presidente della Regione.

L’ultima parola su quel debito spetta al consiglio comunale, che si dovrà pronunciare lunedì prossimo, ma è già polemica.

Tutto parte dalla decisione presa nel 2008 dall’ex sindaco di stilare una raccolta fotografica, corredata da commenti di esperti, delle opere architettoniche e urbanistiche realizzate durante i suoi 5 anni di governo della città. Il titolo del libro appare significativo: «Pescara una città in trasformazione». Quella raccolta avrebbe dovuto essere distribuita ad enti pubblici, sia locali che stranieri, nonché ad aziende e privati. Ma nessuno sa che fine abbia effettivamente fatto . D’Alfonso si affidò a due esperti del settore per la stesura Carlo Pozzi e Domenico Potenza e a una società editrice locale, la Carsa edizioni.

La consegna dei volumi avvenne nel settembre di quell’anno. Ma quando la società presentò la fattura di ben 100.000 euro, cioè 50 euro a libro, qualcosa si inceppò. Nessuno pagò il conto. Forse, per i gravi fatti accaduti nei mesi successivi. Bisogna infatti ricordare che D’Alfonso venne arrestato il 15 dicembre del 2008 con accuse per cui poi è stato completamente scagionato. E nessuno della sua amministrazione si prese la briga di onorare quel debito.

Neanche quella che venne dopo, guidata da Luigi Albore Mascia, saldò quella fattura, nonostante la diffida, presentata nel 2010 dalla Carsa al Comune, ad adempiere a quel pagamento. Così, il 24 luglio del 2013, la società editrice decise di intraprendere le vie legali citando in giudizio, dinanzi al tribunale di Pescara, il Comune per richiedere il saldo della fattura di 100.000 euro.

Gli avvocati dell’ente si costituirono in giudizio chiedendo l’integrale rigetto della richiesta. Con scarse speranze di successo, perché il Comune, in realtà, non ha mai contestato la consegna dei volumi e, soprattutto, la relativa fattura. Inoltre, l’amministrazione di allora avrebbe utilizzato quei volumi distribuendoli.

L’anno scorso, però, il contenzioso è giunto ad una svolta. Comune e Carsa, dopo una fitta corrispondenza, sono arrivati ad un accordo transattivo per la definizione bonaria della controversia. In pratica, le parti hanno concordato una cifra più bassa, che è meno della metà di quella richiesta inizialmente dalla società editrice al Comune. L’accordo prevede un importo finale di 47.187, perché non è stata riconosciuta la richiesta di rimborso Iva. Di questa somma, 16.756 euro andranno a coprire le spese di tipografia, 3.000 per i servizi fotografici, 22.930 le spese per il personale, 4.500 quelle di coordinamento di attività non meglio specificate. Ora, su questa transazione dovrà pronunciarsi il consiglio. La delibera approderà lunedì prossimo, ma l’opposizione non risparmia critiche.

«Premesso che è giusto pagare i fornitori soprattutto in un momento di crisi», ha affermato il consigliere di Forza Italia Eugenio Seccia, «vorremmo tuttavia conoscere altre informazioni prima di votare un atto che produrrà un esborso finanziario di ben 47mila euro. Ignote sono le motivazioni di quei libri e la loro destinazione: chi ha ricevuto quei volumi per promuovere la città?». «Ma soprattutto», ha proseguito, «mi chiedo perché in passato altre ditte creditrici, poi fallite, non siano state trattate alle stesso modo. Sarebbe interessante sapere chi ha ordinato, senza atti scritti per l’impegno di spesa, 100mila euro di libri». «Vorrei avere delle risposte a tali domande», ha concluso Seccia, «perché chiunque, in futuro, potrebbe fornire un qualsiasi bene o servizio e pretendere poi il pagamento del corrispettivo».

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