il giro della droga

Pescara. Il Crack venduto e consumato sotto le case

7 Agosto 2026

Spacciatori e clienti: ecco quello che succede tra via Tavo, via Lago di Borgiano, via Lago di Capestrano e la Tiburtina

PESCARA

La Pescara lontana, quella che non si vede e che quindi non c’è. Non esiste. Fino a quando, come un pugno nello stomaco, a darci la sveglia arrivano le immagini di quel pezzo di città che vive sotto il tappeto della normalità. Eccole, sono i fotogrammi documentati dal consigliere comunale Domenico Pettinari, presidente del movimento politico “Pettinari per l’Abruzzo” che da anni grida quello che la città si ostina a non voler vedere ma che è lì a un passo dalla nostra quotidianità: persone che sotto alle case, in mezzo alla strada, preparano dosi di crack da vendere e da consumare in diretta. È successo anche due giorni fa, come racconta ancora una volta Pettinari.

«Nella stessa notte in cui tutta l'attenzione era rivolta ai minorenni finiti in ospedale dopo essersi ubriacati sulla riviera, nessuno raccontava quello che stava accadendo appena un chilometro più in là, tra via Tavo, via Lago di Capestrano, via Tiburtina e via Lago di Borgiano dove quasi ogni notte anche giovanissimi finiscono in ospedale per droga». E prima di iniziare il suo racconto avverte: «Quello che ho visto è raccapricciante».

Riferisce il consigliere: «Per tre ore e mezza, dalle 22 alle 1.30, ho assistito a una scena che non dovrebbe esistere in una città civile. Ho documentato tutto. Davanti al civico 187 di via Tavo, per oltre tre ore, almeno quindici persone hanno acquistato crack in strada e subito dopo si sono sedute davanti alle abitazioni, fumando la droga sul marciapiede, in piena via pubblica, davanti ai residenti ormai esasperati. La scena era sempre la stessa: la sostanza veniva sciolta sulla carta stagnola con un accendino e inalata con il cosiddetto “pippotto”. Dopo pochi minuti gli effetti erano devastanti. Persone fuori controllo, piegate su se stesse, che si alzavano come zombie, invadevano la carreggiata, fermavano le automobili, si spogliavano in mezzo alla strada, urlavano e mettevano in pericolo automobilisti e passanti. Ho visto ragazze giovanissime che, dopo aver consumato la droga, si spostavano sulla Tiburtina per prostituirsi a pochi euro e tornare immediatamente ad acquistare altra droga. Le stesse scene si ripetevano pochi metri più avanti, prima della rotatoria della Tua, dove gruppi di ragazzi e ragazze trascorrevano ore seduti sul marciapiede a fumare crack davanti a bambini, anziani e famiglie che uscivano semplicemente per una passeggiata estiva».

E ancora: «Nelle tre ore e mezza trascorse sul posto ho contato almeno settanta persone che raggiungevano i fortini dello spaccio distribuiti tra il civico 15 e i civici 7, 9 e 11 di via Lago di Capestrano, il civico 25 di via Imele e i civici 16 e 20 di via Lago di Borgiano. I residenti sono disperati. Anziani, famiglie e bambini vivono prigionieri».

Di qui il suo ennesimo appello: «Invito le istituzioni e il sindaco a venire con me una sera. Li accompagnerò a parlare con i residenti e a vedere ciò che accade ogni notte. Non possiamo accettare che ciò che in centro viene considerato un'emergenza, nelle periferie diventi normalità. Nessun quartiere può essere abbandonato alla droga, allo spaccio e alla paura».

Ridimensiona la questione la consigliera della Lega Maria Luigia Montopolino, presidente della commissione Sicurezza: «Pettinari ancora una volta descrive la città, e in particolare Villa del fuoco, come il Bronx, quando i problemi da lui segnalati esistono in tutte le città d’Italia. La notte tra martedì e mercoledì ho attraversato in bici, come accade di frequente, via Lago di Capestrano, per rientrare a casa, e non ho notato niente di strano. Sono certa che l’attenzione delle forze dell'ordine sia alta. L’'ultima operazione promossa dalla questura è stata effettuata ieri».

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