Pescara, insulti sui social: D'Alfonso chiede i danni

L'intento è quello di puntare alle richieste civili. Con i soldi incassati potranno essere finanziate alcune opere pubbliche da realizzare in Abruzzo.
PESCARA. Insulti, minacce e commenti ingiuriosi: il governatore Luciano D'Alfonso prova a mettere un freno e lo fa nominando un avvocato che si occuperò di rintracciare e punire post e dichiarazioni offensivi sui social network.Il percorso non riguarderà affatto al denuncia penale, ma la citazione in giudizio civile. Con i soldi incassati - informa D'Alfonso su Facebook, potranno essere finanziate alcune opere pubbliche da realizzare in Abruzzo. Un primo budget è già a disposizione grazie a cause intraprese con giornali e tv. L'incarico è stato affidato all'avvocato Carla Tiboni.
Derl resto, un commento poco elegante a una foto caricata su Facebook può costare un risarcimento anche di decine di migliaia di euro. D’altronde, il crescente sviluppo dei social network come Facebook, Twitter e Netlog se da una parte consente una rapida diffusione di nuove forme di comunicazione e circolazione di informazioni, dall’altra crea una sorta di “terra di nessuno” che facilita la commissione di condotte illecite, dove il legislatore e il giudice si muovono con difficoltà.
Una scelta che rafforza l'ironia sul web
Ma quando si può parlare di diffamazione su Facebook? Come ricorda il sito www.laleggepertutti.it In generale si può dire che il reato di diffamazione ricorre in presenza dell’inserimento di frasi offensive, battute personali gravi, notizie riservate (la cui divulgazione provoca pregiudizi), foto denigratorie o la cui pubblicazione ha ripercussioni negative (anche solo potenziali) sulla reputazione della persona ritratta.

