Pescara, ladri al mercato coperto Rivolta dei commercianti

10 Aprile 2015

Gli operatori chiedono un incontro con il sindaco, "altrimenti blocchiamo la città". Gli addetti denunciano porte rotte e sistema d’allarme inesistente "di notte è una terra di nessuno"

PESCARA. Il vetro della porta è stato sostituito in fretta ieri mattina, dopo che nella notte i ladri l’avevano rotto per entrare all’interno del mercato coperto di via Cesare Battisti dove alla fine hanno portato via pochi spiccioli dal chiosco di un contadino. Ma l’emergenza sicurezza resta, protestano gli operatori, una sessantina in tutto, che lì dentro ci lavorano e ne conoscono ogni angolo, ogni pecca. Perché nel mercato rinnovato con un milione e mezzo di investimenti, il sistema d’allarme non c’è da un anno dopo che il Comune ha smesso di pagare la ditta e dove gran parte delle porte sono già rotte, con i forati in cemento che le bloccano in qualche punto e i lucchetti applicati dal custode che fanno il resto. Ma fino a quando?

Se lo chiedono i commercianti, esasperati dall’ennesimo affronto della microcriminalità che notte dopo notte sta conquistando via Cesare Battisti. «È diventata una cosa oscena, ma noi residenti chiediamo solo di vivere. Senza urla, senza ubriachi, senza bisogni lasciati in ogni angolo», dice una residente che si accoda alla protesta dei commercianti, stanchi non solo dei problemi ma anche di essere ignorati dagli amministratori. «Il sindaco è venuto qui sotto elezioni, un anno fa. Ci ha ascoltati e lo abbiamo votato, ma ora deve tornare, o finirà come tutti gli altri», sentenzia Paolo Viggiani dal suo banco di frutta insieme con Nicola Mela, Sandro D’Onofrio, Sonia Pompei, Franco Sersante, Paola Gallo, Lucia Di Tommaso, Donato D. Tutti commercianti che a differenza della protesta di una settimana fa, quando chiesero l’anonimato, dopo il furto di ieri notte hanno deciso di metterci il nome e la faccia, «perché peggio di così non può andare. E se non ci ascolteranno neanche adesso ci mettiamo in mezzo alla strada e blocchiamo la città».

«Il fatto che il sabato questa struttura si riempia significa che è ancora viva, che si può ancora salvare», dice per tutti Viggiani, «ma è ora di fare sul serio. Sono tre anni che ascoltiamo promesse, come quella del cancello: la prima cosa che hanno tolto quando hanno iniziato i lavori e che continuano a dire che rimetteranno. Ma dov’è? Senza cancello entra chiunque, perché le porte sono già tutte mezze rotte, non c’è l’allarme e non ci sono le telecamere». E poi tutto il resto. La puzza, ad esempio. «Senza cancello, dal pomeriggio e per tutta la notte i tanti ubriachi che ormai affollano questa zona approfittano della tettoia sotto le scale e vengono a fare i bisogni propri all’ingresso, con la puzza che ormai non se ne va più. Abbiamo chiesto in attesa del cancello una pulizia quotidiana, ma se vengono il lunedì è già tanto. E allora ci siamo organizzati da soli. Io», va avanti Viggiani, «pago due euro al giorno per farmi aiutare da un romeno a pulire qui davanti, perché la puzza è insopportabile». E poi naturalmente viabilità e parcheggi. «Oltre a pedonalizzare tutta la zona hanno anche aumentato i parcheggi davanti al Bingo da uno a due euro e 50», vanno avanti, «perché non sono state rispettate le promesse. E adesso oltre alla crisi patiamo un calo del 30 per cento. Parlano tanto di Boquerìa, di Barcellona, ma qua è solo una porcheria. Per vedere come funziona un mercato con la ristorazione non bisogna andare tanto lontano, basta andare a Lanciano, lì sì che c’è un gioiello».

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