Pescara, pineta devastata: persi 300 alberi dopo il maltempo

Nell’area verde di Santa Filomena danni per 20 mila euro. Alcuni tratti chiusi al pubblico a causa dei rami pericolanti
PESCARA. Sta per perdere altri 300 pini la riserva naturale di Santa Filomena dove, dopo ogni ondata di maltempo, la Forestale fa la conta dei danni. Se due anni fa l’alluvione di dicembre aveva trasformato la riserva di 20 ettari in una palude, non è andata meglio dopo l’ultima ondata di maltempo perché, tra alberi abbattuti e quelli da buttare giù, la pineta dovrà fare a meno di circa 300 piante: quasi tutti pini d’aleppo alti 20-25 metri e risalenti a 70 anni fa. Molti sono stati sradicati dal vento, come racconta Piero Di Fabrizio, responsabile dell’ufficio territoriale per la biodiversità del corpo forestale dello Stato che ha già stilato un progetto inviato al ministero con una richiesta di finanziamento straordinario di circa 20mila euro per rimettere a posto la riserva.
Al momento, infatti, sullo spazio verde che costeggia il lungomare di Pescara e Montesilvano sono adagiati i lunghi fusti degli alberi che dovranno essere portati via mentre altri dovranno essere abbattuti ma, per far tornare la riserva nuova e ripiantumare i pini, occorrono almeno 20mila euro e uno sforzo, com’è stato già chiesto, anche del Comune di Pescara che, però, al momento non ha risposto.
Perché alberi così imponenti non hanno resistito alla furia del vento? «Perché a ogni ondata di maltempo», spiega Di Fabrizio, «la riserva si trasforma in una piscina da cui deriva il dilavamento delle radici: le radici dei pini non trovano più terremo e le piante si rovesciano a un colpo di vento». Con la bella stagione, nella pineta c’è un passaggio di circa 150mila persone ma, adesso, in alcuni tratti della riserva c’è il nastro bianco e rosso a segnalare le zone dove non si può passare a causa di rami pericolanti.
«Le riserva è aperta», prosegue Di Fabrizio, «ma in alcuni tratti bisogna stare attenti ai divieti», dice il responsabile dell’ufficio della biodervistà che ha richiesto il finanziamento straordinario per fare fronte all’ennesima strage di pini.
Quattro chilometri di lunghezza per un’area complessiva di 20 ettari che ospitano circa 18 mila piante: sono questi i numeri della riserva nata sotto il fascismo, tra il 1926 e il 1933 per proteggere, in un paesaggio ancora quasi deserto, le colture, le vigne e gli orti dai venti marini e dalla sabbia. Dal 1977, la pineta di Santa Filomena è diventata una riserva naturale per tutelare un bacino di 10 mila alberi eppure già inizialmente, come ricorda Di Fabrizio, c’era una prescrizione che «diceva di costruire le case almeno a 20-30 metri di distanza anche per salvaguardare le stesse abitazioni e, invece, non è accaduto».
Così quando piove, la vicinanza delle case, come sottolinea il Di Fabrizio, l’annosa questione del collettore di Montesilvano unito al terreno salmastro aumentano i rischi per le storiche piante. Il corpo forestale dello Stato ha solo due-tre persone per rimettere in ordine l’area verde e, soprattutto, ha bisogno di un finanziamento per far risogere l’area e, successivamente, provvedere alla ripiantumazione. «Adesso la riserva è un cantiere ma spero che per fine aprile possa essere sistemata». La Forestale, però, rivolge un appello anche al Comune di Pescara a cui si è già rivolto chiedendo all’amministrazione «un sostegno economico» per la storica riserva.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

