Pescara, processo D'Alfonso-Pettinari: tutti gli uomini del presidente

Il giudice ammette a deporre a favore del governatore Silvio Paolucci, Gianni Melilla, Francesco Ricci, Tommaso Coletti, Pasquale Pacilio, Nicola Mattoscio e due dipendenti della Regione Abruzzo. L'esponente dei cinquestelle non presenta testimoni a discarico: «Non ho diffamato nessuno e ho rifiutato la conciliazione»
PESCARA. «Ho sempre dato in mano ai giornalisti i testi delle mie interpellanze, che diventavano comunicato stampa, e le dichiarazioni riportate dalla stampa, anche in questo caso, erano frutto del mio intervento in Consiglio». Con queste parole, a margine dell'udienza di questa mattina, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari ha offerto la sua versione dei fatti su uno dei passaggi chiave relativi alla causa civile intentata dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso nei suoi confronti. Il governatore ha chiesto al consigliere pentastellato un risarcimento danni di 200 mila euro per diffamazione a mezzo stampa. «Io ho rifiutato la mediazione conciliativa - ha aggiunto Pettinari, con riferimento all'eccezione di improcedibilità presentata dal suo avvocato e respinta dal giudice - in quanto non ho diffamato nessuno e dunque non c'era da fare alcuna trattativa sul quantum da corrispondere a D'Alfonso».
Questa mattina in tribunale sono state ammesse le prove documentali e i testimoni nell'ambito della causa civile intentata dal presidente della Regione Abruzzo D'Alfonso contro Pettinari. Presenti in aula, davanti al giudice Camilla De Simone, sia D'Alfonso che Pettinari, insieme a una trentina di attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle, tra i quali il consigliere regionale Sara Marcozzi, la capogruppo al Comune di Pescara Enrica Sabatini e i candidati a sindaco del M5S alle elezioni amministrative di San Giovanni Teatino (Chieti) e Francavilla al Mare (Chieti). Al centro della richiesta di risarcimento un'interpellanza presentata da Pettinari in Consiglio regionale, in merito all'acquisto da parte della Asl di Pescara di una palazzina per uffici amministrativi e di staff, in seguito alla quale sono volate lettere, diffide ed esposti all'autorità giudiziaria. Secondo la difesa di D'Alfonso, rappresentata dall'avvocato Carla Tiboni, Pettinari avrebbe rilasciato dichiarazioni diffamatorie alla stampa, a margine del suo intervento in Consiglio regionale, mentre l'esponente pentastellato, assistito dal legale Donatella Rossi, afferma che le dichiarazioni riportate dai mezzi d'informazione sono tratte dalla sua interpellanza. «É stata messa in evidenza una distorsione della verità - ha detto D'Alfonso al giudice - Io non ero neanche eletto nel momento della decisione, mentre Pettinari ha parlato di gravi responsabilità». Il giudice De Simone ha respinto due eccezioni della difesa, la prima di improcedibilità per mancanza di avviamento della mediazione conciliativa e la seconda per carenza di legittimazione attiva. Inoltre ha ammesso le prove documentali presentate dalle parti e la lista di otto testimoni, prodotta dalla difesa del governatore, per ricostruire la reputazione e la storia politica e personale di D'Alfonso. Nelle prossime due udienze, che il giudice ha calenderizzato per l'8 novembre e 6 dicembre, saranno dunque ascoltati l'assessore regionale Silvio Paolucci, il parlamentare Gianni Melilla, l'ex sindaco di Chieti Francesco Ricci, l'ex presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti, il giornalista Pasquale Pacilio, il presidente della Saga Nicola Mattoscio e due dirigenti della Regione Abruzzo. La difesa di Pettinari, invece, non ha citato alcun testimone.

