Pescara, produttori di vino pagati con assegni "cabriolet": denunciati tre truffatori

30 Giugno 2017

La Polizia scopre una banda specializzata nell'acquistare partite di vino con assegni a vuoto che poi venivano rivendute. Si cerca anche una complice donna

PESCARA. Nell'era di internet e delle transazioni con un touch, la notizia di una truffa fatta con gli assegni "cabriolet" (scoperti) possiede ancora un suo fascino. A scoprire quelli che sono stati definiti dei veri e propri manager della truffa è stata la Polizia di Pescara. Eleganti e insospettabili, acquistavano partite di vino in bottiglia pagando con assegni a vuoto e poi lo rivendevano. Quando in banca arrivavano le prime richieste di pagamento, la banda si dileguava e la truffa ricominciava altrove. La sezione reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile di Pescara ha quindi denunciato con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa D.M.D di 57 anni, residente a Loreto Aprutino (Pescara), pregiudicato e D.E.T di 58 anni, nativo di Montesilvano, senza fissa dimora, pregiudicato; mentre è stato denunciato per ricettazione R.D. 48 anni di Pescara, pregiudicato. Si tratta di un filone di criminalità poco conosciuto, ma molto redditizio, quello scoperto dalla Polizia di Stato, che ha consentito di individuare a Pescara, proprio in casa della persona denunciata per ricettazione, uno dei posti dove la merce truffata dalla banda veniva stoccata in attesa di essere rivenduta. Qui sono state trovate 600 bottiglie di vino, tutte restituite ai legittimi proprietari, che tuttavia sono solo una parte della merce truffata. Si ritiene che il giro della truffa superi i 30 mila euro. Del sodalizio criminale farebbe parte anche una giovane donna di Pescara, che gli investigatori stanno ora cercando di identificare. Tra le vittime dei truffatori c’è anche il proprietario di un locale commerciale di Silvi (Teramo), dove i malfattori avevano stabilito la sede legale della loro “azienda”, salvo poi sparire all’improvviso senza pagare l’affitto. In questi casi non è facile, per un imprenditore o un negoziante, comprendere se ha a che fare con un acquirente serio o con un truffatore. Soprattutto in periodi di crisi, chi produce è disposto a tanto pur di vendere. Anche ad accettare il rischio che un assegno si riveli scoperto. Oltretutto questi manager della truffa si presentavano assai bene, con stile professionale, ottima conoscenza dei prodotti vinicoli ed eloquio fluente. Di solito la banda truffava più aziende per piccole somme di denaro, perché in questi casi si fanno meno controlli e perché magari una perdita relativamente modesta non viene neppure denunciata. Per evitare questo tipo di truffe la Polizia di Stato ribadisce alcuni consigli. Innanzitutto è opportuno chiedere la visura camerale storica prima di fare affari con un'azienda che non si conosce. Bisogna diffidare di chi ha cambiato troppi responsabili in pochi mesi, soprattutto se l'attuale titolare è molto anziano, troppo giovane o senza precedenti esperienze imprenditoriali, perché potrebbe trattarsi di un prestanome. Un’altra cosa da controllare è la sede legale: le ditte truffaldine quasi sempre hanno sede in una città, ma piccole filiali in molte altre, per depistare le indagini. Le aziende che hanno la sede fisicamente vicina alla ditta che ordina la merce possono essere buone fonti d'informazione: possono aver notato strani cambiamenti negli ultimi tempi o sapere che il titolare (eventuale “prestanome”) non mette mai piede in azienda. È bene prestare attenzione anche a chi non contratta tenacemente. Gli imbroglioni sono interessati solo a farsi consegnare la merce, che tanto non pagheranno mai, mentre i veri imprenditori cercano di norma di spuntare sempre il prezzo migliore. Tuttavia i manager della truffa più abili sanno benissimo come si comportano gli acquirenti onesti e talvolta negoziano lo stesso fino all'ultimo centesimo. Altre volte a fare da prestanome sono i titolari di aziende sull'orlo del fallimento. In questo caso la visura storica non serve a nulla. Se un imprenditore viene fatto vittima dell’inganno, deve fare denuncia e sperare che la sua merce sia ancora nei magazzini dei truffatori. Purtroppo, però, molte vittime non sporgono denuncia, nel timore di essere ritenuti incauti nel mondo degli affari o perché ritengono di avere a che fare con una semplice ditta in fallimento. Ciò però non aiuta a contrastare il fenomeno, che si propaga altrove.