«Pescara rispetti l’ambiente»: 500 ragazzi sfilano per il clima

I ragazzi dei Fridays for Future in corteo lungo la pista ciclabile nel degrado fino al giardino fluviale Accuse ai politici locali: «Solo progetti di cementificazione, anche lo sPaz importante per l’ecologia»
PESCARA. A giudicare dall’età media di chi ha partecipato ieri alla manifestazione pescarese del quarto sciopero per il clima, il surriscaldamento del pianeta è un problema sentito essenzialmente da giovani e giovanissimi. I circa cinquecento che si sono ritrovati in piazza Unione erano per la stragrande maggioranza universitari o studenti delle superiori.
I ragazzi hanno scelto di marciare nei luoghi dimenticati dalla città: il “Friday for future” di Pescara non si è messo in vetrina nelle strade più frequentate del capoluogo adriatico, ma ha preferito puntare i riflettori sulle aree da recuperare, per renderle funzionali alla mobilità sostenibile o come luoghi di aggregazione. In uno di questi, il giardino fluviale, si è chiusa la manifestazione con la messa a dimora di alcune piante.
«È stato un primo gesto simbolico», spiega Carlo Damiani, uno dei ragazzi che, megafono alla mano, ha guidato il corteo, «in futuro vogliamo collaborare con l’associazione Ecoistituto per restituire dignità a questo e ad altri posti della città abbandonati: il giardino fluviale, in passato bersaglio di atti di vandalismo, può essere incluso in progetti di educazione ambientale con la piantumazione di alberi autoctoni, ma può anche diventare un vero e proprio luogo di aggregazione, come pure devono essere riqualificati alcuni dei luoghi simbolici che abbiamo attraversato arrivando qui, come la pista ciclabile che costeggia il fiume».
La manifestazione è passata per via delle Caserme, per poi spostarsi sul lungofiume svoltando all’altezza del Caffè Letterario, passando quindi sotto il ponte di ferro e proseguendo sul ponte Flaiano, per raggiungere infine il giardino. Lungo il tragitto i ragazzi dei Fridays for Future, il movimento internazionale lanciato dall’attivista svedese Greta Tunberg, hanno scandito gli slogan globali contro il surriscaldamento del pianeta, quelli nazionali contro le grandi opere e quelli più sentiti in Abruzzo, come ad esempio contro le trivelle, una delle battaglie sostenute con maggior vigore dagli ambientalisti della regione.
Nel panorama della protesta globale ci sono anche temi più strettamente cittadini: «Dopo lo sciopero per il clima dello scorso 15 marzo», spiega Federico Stigliano, un altro degli organizzatori, «non c’è stata una risposta concreta dalla politica locale, anche se è cambiata l’amministrazione. Le uniche proposte concrete della nuova giunta guidata da Carlo Masci riguardano la cementificazione e la cancellazione di spazi verdi. Una cosa che, sinceramente, un po’ ci aspettavamo. Ma noi dobbiamo portare avanti una battaglia sulla conoscenza e sull’informazione, come stiamo già facendo. Se i nostri rappresentanti non sono all’altezza, sta a noi mobilitarci per non avere bisogno di questi rappresentanti».
Uno dei luoghi simbolo del movimento pescarese è lo sPaz, il centro di aggregazione giovanile di via del Circuito che rischia di essere chiuso, o quantomeno spostato. Il sostegno allo sPaz è quindi uno dei tratti caratterizzanti del “Friday” pescarese, «perché è uno spazio importante del quale non possiamo fare a meno noi e non può fare a meno la città, per le iniziative che lì sono nate, a partire da quelle ambientali», afferma Fabio Di Pasquale, «è infatti allo sPaz che stiamo organizzando iniziative di “ecologia politica”, come la recente conferenza con alcuni climatologi, e altre simili vogliamo organizzarne: allo sPaz si fanno progetti di aggregazione e incontri che sono fondamentali per far crescere, a livello locale, la presa di coscienza su un problema globale che riguarda tutti».
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