Pescara, saluta il fidanzato con un bacio: gay insultato e inseguito

L'Arcigay di Chieti denuncia quanto accaduto giovedì notte sulla riviera pescarese ai danni di un loro giovane volontario, spaventato a morte da due bulli
PESCARA. Inseguito e insultato da due persone a bordo di un'auto che lo minacciano e lo offendono per il suo orientamento sessuale. Protagonista dell'episodio, avvenuto a Pescara alle 22 di giovedì scorso, all'indomani della Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, è un giovane che stava tornando a casa in bici, dopo aver salutato il suo fidanzato con un bacio, sul lungomare della città adriatica. A denunciare la vicenda è l'Arcigay di Chieti dal suo sito https://arcigaychieti.wordpress.com/.
I due individui, racconta l'associazione, per cui, tra l'altro, il ragazzo è volontario, hanno assistito alla scena del bacio ed avrebbero subito iniziato ad urlare contro il giovane e ad insultarlo. Non contenti, dopo la prima serie di offese, lo avrebbero inseguito, superandolo e fermandosi più volte per aspettarlo, continuando ad insultarlo. Spaventato, il giovane ha evitato di tornare a casa, per non rivelare il suo domicilio. Mentre la vittima cercava di contattare i numeri di emergenza, il passaggio di una pattuglia delle forze dell'ordine ha messo in fuga le due persone. Il giovane ha poi deciso di sporgere denuncia: «si è recato sia in Questura sia dai carabinieri - afferma l'Arcigay - ma gli è stato risposto in entrambi casi che, poiché, a parer loro, non si configurava alcun reato, non potevano fare niente». Secondo l'associazione, che si è confrontata con l'avvocato Andrea Cerrone, dottore di ricerca in tutela dei diritti fondamentali all'Università di Teramo, il ragazzo «ha subito una vera e propria violenza privata». Un reato, spiega il legale, «procedibile d'ufficio. Se è vero che l'ingiuria è stata depenalizzata - aggiunge l'avvocato - il fatto stesso che il giovane non sia potuto rincasare, a causa delle condotte minatorie dei balordi, configura un caso di scuola di violenza privata e non è escluso che si possano ravvisare anche altri reati. Una denuncia del genere andava raccolta senza se e senza ma».
L'avvocato Francesca Di Muzio, penalista e cultrice di criminologia e vittimologia, sottolinea che «il monito, in assenza di una legge ad hoc, è quello di continuare a denunciare al fine di creare dei precedenti giurisprudenziali che possano indicare la strada al legislatore». Arcigay coglie l'occasione per «chiedere con forza che, analogamente a quanto ha fatto la Regione Umbria, anche l'Abruzzo si doti di una legge regionale volta al contrasto contro le discriminazioni e le violenze di genere determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere».

