Pescara tappezzata di manifesti per un debito di 32 anni fa: sotto accusa un certo Cetrullo...

30 Agosto 2014

Una lite privata diventata pubblica: guerra a suon di poster affissi e strappati il giorno dopo. L’autore reclama con una serie di epiteti la restituzione di un vecchio prestito

PESCARA. Chi sarà mai Achille Cetrullo e che cosa avrà fatto di così grave al buon Erminio per meritarsi una così irriverente derisione in pubblica piazza?

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Se lo stanno chiedendo, da giorni, i pescaresi a passeggio tra centro, Porta Nuova e via Tiburtina. Attaccati con lo scotch alle pensiline degli autobus, ai lampioni della luce, ai contatori dell’energia elettrica o alle serrande dei negozi sono comparsi centinaia di volantini anonimi stampati su fogli bianchi A4. Lo stile tradisce l’ironia sfacciata e il gusto per lo scherno del mittente, che in tutti i manifesti si rivolge a tale Achille Cetrullo reclamando con una serie di epiteti beffardi la restituzione di un prestito che risale addirittura al 1982. Oppure, in extremis, considerando i 32 anni di ritardi, almeno il buon gusto di una telefonata. «E Achille Cetrullo chiese un piacere al buon Erminio e disse: non ti preoccupà, i so Cetrullo», si legge su uno dei volantini, «e dopo il vuoto, il nulla, la mediocrità, che signore è Cetrullo, che uomo una nullità» . Oppure: «Achille Cetrullo se tu avessi ridato al buon Erminio 100mila lire al mese oggi avresti la coscienza a posto e non dovresti affannarti a strappare i manifesti».

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Chi saranno mai questi due personaggi misteriosi che si stanno facendo la guerra a colpi di fogli di carta messi in vetrina dall’uno e strappati dall’altro? L’ultimo è quasi un invito alla conciliazione: «Ma perché al posto di affannarti a strappare i manifesti non mi fai una telefonata? Quando avevi bisogno ti ho sempre risposto». Al momento la curiosità resta insoddisfatta, mentre le strade del centro e della periferia registrano silenziose le invettive di Erminio contro Cetrullo. E chissà se quest’ultimo non decida alla fine di rendere al rivale lo stesso servizio e rispondere pubblicamente alle accuse ripagandolo con la stessa ironica moneta.

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