Pescara, uccise il figlio di 5 anni: «Ho perdonato mio marito»

13 Ottobre 2015

A 15 mesi dal delitto del piccolo Maxim parla Patrizia Silvestri, moglie di Massimo Maravalle: «Ora proviamo a ricominciare». L'uomo ora dovrà continuare a curarsi sotto il controllo del Centro di Salute Mentale

PESCARA. «Ho perdonato mio marito, non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme». A 15 mesi dal delitto, per la prima volta parla - al Corriere.it - Patrizia Silvestri, avvocato e moglie di Massimo Maravalle, l’informatico di 48 anni che la notte tra il 17 e il 18 luglio 2014, soffocò nel sonno il figlio adottivo Maxim di cinque anni a Pescara. L'uomo era in cura per problemi psichiatrici. Ora, è tornato a casa, dopo 14 mesi nell'ospedale psichiatrico di Aversa e dopo che il perito nominato dal giudice ha stabilito che l'uomo, che al momento del fatto non era capace di intendere e di volere, non è più pericoloso. Dice la coniuge: «La perdita di Maxim è il dolore più grande che abbiamo. E Massimo è ancora più affranto per non aver compreso che la malattia gli faceva vedere le cose in maniera completamente distorta».

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La professionista è indagata per falso insieme al marito perché i due avrebbero nascosto il reale stato di salute di Maravalle nel corso dei colloqui sostenuti per l’adozione con i servizi sociali del Comune di Pescara. Sono sotto inchiesta anche due medici. «Ma non erano gli assistenti sociali a dover valutare in quei colloqui l’aspetto medico di Massimo», si difende la donna «tanto è vero che non ci sono state mai poste domande in tal senso. Inoltre noi avevamo presentato alla Asl un certificato da cui si evincevano sia la patologia di mio marito sia la posologia dei farmaci che assumeva. Non è vero infatti che lui non si curava. Lavorava e stava bene, tutti possono testimoniare questo e anche il fatto che era pieno di attenzioni per me e Maxim. Nessuno ci ha mai messo davvero in guardia, nessuno, e la sospensione dei farmaci era stata concordata con lo specialista. Mio marito non si sarebbe mai sognato di interrompere le cure». Così il gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, ha disposto per lui l'applicazione della misura della libertà vigilata. Maravalle è libero, ma ha l'obbligo di presentarsi al Centro di Salute Mentale di Pescara, due giorni a settimana, «per relazionare in merito alla attualità e tipologia delle cure farmacologiche seguite». Una decisione contro la quale la Procura potrebbe ricorrere. Le medicine non sono l’unico appiglio a cui Massimo Maravalle potrà aggrapparsi. «L’assunzione regolare dei farmaci è la conditio sine qua non - spiega lo psichiatra Ariatti - tuttavia ora le cose sono diverse. Il paziente non ha più sintomi ed è in grado di collaborare attivamente perché è aumentata la consapevolezza della sua malattia».