Pescara. Un corteo di 2,5 chilometri: «Servono controlli sui prezzi»

29 Ottobre 2026

Attesi mille manifestanti sotto la prefettura, l’Usb: «Basta soldi al riarmo, aumentiamo i salari»

PESCARA

“Abbassate le armi, alzate i salari”. È questo lo slogan che, domani a partire dalle ore 10, aprirà la protesta contro il caro vita nel centro di Pescara. La prima tappa sarà davanti alla prefettura: «Consegneremo al prefetto Luigi Carnevale una lettera per chiedere di convocare il comitato di controllo sui prezzi», annunciano Teodoro Pace, Romeo Pasquarelli e Yacouba Saganogo dell’Unione sindacale di base, l’attivista Renato Di Nicola e Rosa Di Valerio dell’associazione di consumatori Abaco.

Allo sciopero generale proclamato per domani con la manifestazione regionale a Pescara, l’Usb aspetta almeno mille persone in arrivo da tutto l’Abruzzo anche con bus e treni: un corteo di quasi 2,5 chilometri che bloccherà prima il centro e poi il quartiere di Porta Nuova per almeno tre ore. Alle 11, da piazza Italia, sede della prefettura e del Comune di Pescara, la protesta imboccherà corso Vittorio per puntare verso piazza Unione, sotto le finestre del palazzo del consiglio regionale: «Lì ci sarà un presidio per dire il nostro no alla fabbrica di armi di Casalbordino e chiedere la riconversione della ex Sabino Esplodenti, passata nelle mani di un’impresa turca, a fini civili. La nostra richiesta», dice ancora Pace, «è rivolta all’assessorato regionale alle Attività produttive».

Fermare le spese militari a beneficio della spesa sociale è uno dei 7 punti fermi dell’Usb: «Le risorse pubbliche devono andare a salari, pensioni, sanità, scuola, casa e servizi pubblici, non alle armi». Gli altri 6 punti, che raccontano la crisi che attraversa le famiglie, sono: «La spesa quotidiana non può diventare un lusso; intervenire subito su alimentari, energia, bollette, carburanti e affitti; aumenti veri in busta paga e rinnovi dei contratti che recuperino tutto il potere d’acquisto perso; se aumentano i prezzi, devono aumentare automaticamente anche salari e pensioni; tassare extraprofitti e grandi rendite. Il costo della crisi non può essere scaricato sui lavoratori; basta chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni pagate con soldi pubblici. Difendiamo occupazione, produzioni e futuro industriale del Paese».

Dopo piazza Unione, il corteo percorrerà viale Marconi per oltre un chilometro fino alla rotatoria che immette su viale Pindaro e raggiungere l’università d’Annunzio. L’ateneo rappresenta un altro luogo simbolico per l’Usb: «Stiamo assistendo alla militarizzazione della pubblica istruzione a tutti i livelli con la propaganda per gli apparati militari come se fosse un valore educativo», dice Pace, «ma i giovani non vogliono l’arruolamento alla guerra». Tappa finale al parco dell’ex caserma Cocco per gli interventi di chiusura.

Sarà un corteo sorvegliato dopo le manifestazioni tra corso Umberto e piazza Salotto, organizzate per lo scorso fine settimana via chat ma saltate: «Noi dell’Usb vogliamo convogliare il disagio patito dalla gente verso la rivendicazione di aumenti salariali e dei servizi pubblici. Purtroppo», dice ancora Pace, «rispetto alla violenza con la quale sono stati attaccati i nostri stipendi, i servizi non crescono affatto, anzi vengono smantellati: è una situazione che va corretta e per questo scioperiamo».

Lo sciopero comincia già oggi: per il personale ferroviario lo stop inizia dalle 21 di oggi fino alle 20.59 di domani; per il personale delle autostrade parte dalle 22 di oggi. Per i vigili del fuoco è previsto lo sciopero di 4 ore, senza decurtazione, dalle 9 alle 13. Domani, stop di 4 ore, dalle 9 alle 13, per i vigili del fuoco; scuola e sanità si fermano per tutta la giornata (garantite prestazioni sanitarie d’urgenza e servizi minimi).

Dall’Usb un messaggio al ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini della Lega che ha firmato un’ordinanza di precettazione per il personale dei trasporti pubblici: «Disobbediremo, non si può limitare il diritto allo sciopero».

Al fianco del sindacato, anche l’associazione Abaco: «La crisi economica che stiamo attraversando non è più sostenibile», dice la presidente Di Valerio, «l’inflazione galoppante, il continuo aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e i rincari delle bollette energetiche stanno erodendo il potere d'acquisto delle famiglie». E ancora: «Come consumatori e cittadini non possiamo rimanere immobili: scenderemo in piazza a Pescara al fianco di lavoratori, studenti e pensionati per dare vita a un fronte comune contro le politiche economiche che stanno riducendo sul lastrico le famiglie abruzzesi».

Ma lo sciopero regionale in programma a Pescara potrebbe non essere l’unico in Abruzzo: in queste ore, sulle chat stanno spuntando volantini per manifestazioni a sorpresa e non autorizzate. Una di queste riguarda Avezzano: «Devono partecipare tutti, non siamo schiavi dello Stato», recita l’invito per domani alle 9 in piazza Risorgimento.

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