Pescara, violenza sessuale su una paziente, ginecologo assolto

Il dottore Del Boccio era accusato da una cliente per una visita durata un'ora. Prescritti i reati di truffa ed esercizio abusivo della professione in concorso con Paolo Visci
PESCARA. Assolto Gilberto Del Boccio, medico e marito dell'amministratrice del laboratorio di analisi Salus di Pescara, che era stato accusato di violenza sessuale ai danni di una paziente. Prescritti, invece, i reati di truffa, in concorso con il ginecologo Paolo Visci e di esercizio abusivo della professione. I fatti, al centro del processo che si è svolto nel tribunale di Pescara, risalgono ad un periodo compreso tra il 2005 e il 2006. L'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Paolo Pompa, aveva sostenuto che Del Boccio, «al fine di soddisfare la propria concupiscenza sessuale, abusando delle condizioni di inferiorità psichica di una paziente, cui diagnosticava, senza mezzi termini e in assenza di analisi, la Chlamydia, sottoponeva la stessa ad una lunga visita ginecologica, durata circa un'ora, nel corso della quale si soffermava a toccare a lungo la vagina e quindi ad introdurvi il proprio dito, che poi introduceva anche nell'ano».Il giudice Antonella Di Carlo ha assolto Del Boccio «perché il fatto non sussiste». Prescritti, invece, i reati di truffa, sia per Del Boccio che per il ginecologo Paolo Visci e di esercizio abusivo della professione, che riguardava solo Del Boccio. Del Boccio e Visci erano accusati di avere messo in atto, «in preventivo accordo e comunque in concorso tra loro, un medesimo disegno criminoso, ingenerando nei clienti del laboratorio Salus, dove venivano spesso inviati da Visci, il timore di essere affetti da Chlamydia, inducendoli a sottoporsi a inutili quanto costose analisi, predisponendo certificati (ideologicamente) falsi, invitandoli a fare nuove analisi per verificare gli effetti delle terapie nel frattempo prescritte da Visci ed esortando i pazienti a non consultare altri medici, con l'aggravante della crudeltà verso le persone, che venivano intimamente terrorizzate in merito alle conseguenze della malattia».

