Pescarabruzzo, l’indagine e quei 2,2 milioni alla spa

30 Ottobre 2021

Il presidente Mattoscio “dribbla” il primo avviso della Commissione sulle banche Ottiene il rinvio per «motivi personali» dell’audizione a Roma prevista fra 3 giorni

PESCARA. L’attività della Fondazione Pescarabruzzo è un mosaico composto da molte tessere, cinque delle quali si stanno incastrando tra di loro.
MOTIVI PERSONALI:
IL DIFFERIMENTO
«Onorevole Presidente, in riferimento alla Vostra di cui all'oggetto con la quale sono stato convocato in audizione per martedì 2 novembre 2021, rappresento la richiesta, per ragioni personali, di un differimento tecnico, i cui nuovi termini naturalmente sarebbero da Voi precisati».
Questa mail porta la data del 22 ottobre scorso. È indirizzata a Carla Ruocco, la deputata cinquestelle che presiede la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. È Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione bancaria Pescarabruzzo, che, per non meglio definiti “motivi personali”, chiede il rinvio della sua audizione.
La richiesta viene accolta con un primo differimento di sette giorni: Mattoscio però non comparirà davanti alla commissione, che indaga sulla sua Fondazione, martedì 9 novembre perché ieri la data è stata ulteriormente spostata al 23 novembre. Il giorno della verità si allontana.
NIENTE LUCRO:
È LA PRIMA REGOLA
Ma perché c’è l’indagine su Pescarabruzzo che Mattoscio presiede dal 1996, cioè da venticinque anni?
La risposta, anzi le risposte a questa domanda sono in due passaggi dell’atto di citazione che il presidente, con un incarico più longevo della vita degli ultimi tre papi, ha ricevuto l’11 ottobre scorso: «Le Fondazioni sono persone giuridiche private senza fini di lucro che perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti». E per quanto riguarda gli esponenti di vertice delle Fondazioni: «Lo statuto deve prevedere che i componenti degli organi sono nominati per periodi di tempo delimitati e possono essere confermati per una sola volta». La commissione quindi indaga sull’attività di Pescarabruzzo perché vuole sapere se la Fondazione ha avuto scopi di lucro ritenendo peraltro anomala la durata dell’incarico di Mattoscio, presidente dal luglio 1996 al maggio 2016, quando assume il ruolo di segretario generale fino al 16 luglio 2020, data in cui viene rieletto presidente fino al 2023.
VOGLIO SAPERE:
L’INTERROGAZIONE
Nelle more dell’audizione accade inoltre che il senatore cinquestelle, Elio Lannutti, presenti un’interrogazione al ministro dell’Economia e Finanza, Daniele Franco.
Lannutti, presidente emerito dell’Adusbef, l’associazione dei consumatori oltre che autore di un libro che creò scandalo non solo per il titolo premonitore ("Morte dei Paschi. Chi ha ucciso la banca di Siena"), è abruzzese, come Mattoscio, ma, per una coincidenza territoriale, è originario di Archi che dista appena 9,7 km da Gessopalena, dov’è nato il presidente finito nel mirino della Commissione d’inchiesta. Ma torniamo al mosaico, c’è la terza tessera da collocare.
«Ci sono fascicoli aperti relativi alle attività della Fondazione in relazione ai soldi che sarebbero stati erogati negli ultimi anni a privati (...) il Ministero starebbe approfondendo una specifica questione che riguarda i 2 milioni di euro che la fondazione avrebbe dato a dicembre 2017 a una società di facility management e global service di Pescara».
Questo scrive Lannutti prima di chiedere al ministro se abbia ricevuto rapporti in merito a questa operazione e ad altri prestiti. Quali? «Si parla di diversi milioni di euro che sarebbero stati erogati a personaggi che ruotano in uno stesso specifico ambito, quello legato al Pescara Calcio».
QUEI 2.200.000 EURO:
CHI LI HA PRESTATI
Il quarto tassello è un atto datato 22 dicembre 2017.
La Dynamin Holding spa emette un prestito obbligazionario ordinario di due milioni e 200 mila euro, diviso in 440 obbligazioni, ciascuna di 5mila euro, con interessi da liquidare su base semestrale a un tasso fisso annuale del 6,75 % e scadenza fissata a 48 mesi.
Un prestito obbligazionario è una forma di finanziamento alla quale ricorrono solitamente le società per azioni. La società emette delle obbligazioni che vengono acquistate dagli investitori, i quali in cambio ottengono dei vantaggi, ossia il diritto di ottenere il rimborso alla scadenza fissata e una quota di interessi.
Tiriamo le somme: la Dynamin emette le obbligazioni in favore della Fondazione Pescarabruzzo. Che quindi caccia i soldi con la garanzia di riavere 2,2 milioni con interessi entro il 31 dicembre di quest’anno.
L’operazione finanziaria si concretizza proprio nel periodo in cui Mattoscio lascia temporaneamente la presidenza scambiando l’incarico con quello di segretario generale della stessa Fondazione. Passiamo all’ultimo tassello.
LA QUINTA TESSERA
DEL MOSAICO
Chi era l’amministratore delegato della Dynamin? Diciamo innanzitutto che è una holding industriale con partecipazioni di controllo in aziende che operano nell’informatica, nel facility management, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nel campo della ristorazione. Dal mese di gennaio del 2010 fino a gennaio del 2018, l’amministratore di questa società è l’imprenditore pescarese Antonio Martino che a marzo del 2018 viene eletto deputato di Forza Italia.
C’è un’ultima data che completa il mosaico: dal 20 maggio del 2020 Martino è un componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario che indaga su Pescarabruzzo e sul suo presidente, Mattoscio.