Pescarabruzzo sott’esame: è scoccata l’ora della verità

23 Ottobre 2021

Oltre vent’anni di presidenza Mattoscio nel mirino della Commissione banche

PESCARA. Sono cambiati tre papi dal 1996 ad oggi, Karol Wojtyla, Joseph Ratzinger e Francesco Bergoglio, e un drappello di premier: Prodi, D’Alema, Amato, Prodi bis, Berlusconi bis, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi.
Ma lui, Nicola Mattoscio, è rimasto al suo posto. Da 25 anni presiede la Fondazione Pescarabruzzo. L’economista di Gessopalena, entrato nel Guinness abruzzese di chi colleziona incarichi, è però finito nel mirino di un’indagine parlamentare. Il presidente più longevo di tre papi e 11 premier, docente all’Università Marconi di Roma e alla D’Annunzio di Chieti-Pescara, presidente anche della Fondazione Brigata Maiella, del centro di ricerca Federico Caffè-Corradino D'Ascanio, dell’Associazione Abruzzo nel Mondo, nonché vicepresidente dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, tanto per citare alcuni incarichi che ricopre o ha ricoperto, anche se nel curriculum lui ne elenca oltre 60, dovrà presentarsi il 2 novembre davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
ESPOSTI E SEGNALAZIONI. Per Mattoscio è scoccata l’ora della verità. Finisce sott’esame un quarto di secolo trascorso al vertice della più ricca delle fondazioni bancarie abruzzesi che ha distribuito, solo nei tre anni che hanno preceduto il lockdown, 15milioni e 680mila euro e vanta un patrimonio netto di 207 milioni di euro.
«I componenti degli organi della fondazione sono nominati per periodi di tempo delimitati e possono essere confermati per una sola volta». Da questa frase di un decreto legislativo del 1999 parte l’inchiesta su Pescarabruzzo «tenuto conto di segnalazioni ed esposti con particolare riferimento alla figura del presidente», si legge su un atto d’indagine della Commissione parlamentare presieduta dalla deputata dei 5 Stelle Carla Ruocco.
Le fondazioni bancarie, sottoposte alla vigilanza del ministero dell’Economia e delle Finanze, in sintesi devono garantire, il «periodico ricambio degli organi per mantenere un elevato grado di responsabilità nei confronti del territorio». Ma c’è anche una seconda legge da citare, la numero 28 del 2019 che, istituendo la Commissione parlamentare d’inchiesta, ha dato alla stessa poteri di vigilanza, ispettivi e controllo, equiparabili a quelli che ha la magistratura, per evitare reticenze o defezioni.
LE 12 RICHIESTE. Alle 12 del giorno dedicato ai cari defunti, Mattoscio non potrà evitare di presentarsi davanti alla commissione d’inchiesta che, nell’atto di citazione, gli chiede di consegnare informativa completa sulla gestione del patrimonio della Fondazione. L’elenco è composto da 12 voci. Ecco le principali: numero complessivo dei dipendenti assunti con relativo titolo di studio nell'ultimo quinquennio; funzioni aziendali rilevanti affidate dalla Fondazione a soggetti esterni con compensi superiori ai 50mila euro l’anno; durata del mandato degli attuali organi di vertice della Fondazione (presidente del Cda, consiglieri, revisori, comitato di indirizzo, segretario generale) e gli avvicendamenti avvenuti negli ultimi 15 anni; compensi percepiti negli ultimi 3 anni dagli organi di vertice, quelli dai 70mila euro lordi in su; principali informazioni sul patrimonio gestito dalla Fondazione e sui finanziamenti erogati. Infine un resoconto dei procedimenti giudiziari in corso. Ma non è tutto.
L’INTERROGAZIONE. A rendere più complicata la posizione di Mattoscio c’è una interrogazione parlamentare che ha come primo firmatario il senatore abruzzese del M5S, Elio Lannutti, membro della Commissione d’inchiesta sulle banche. Riportiamo i passaggi principali di questo atto diventato pubblico il 19 ottobre scorso: «Nicola Mattoscio governa la fondazione da quasi 25 anni senza soluzione di continuità: dal luglio 1996 al maggio 2016, quando assume l'incarico di segretario generale fino al 16 luglio 2020, data in cui viene rieletto presidente della fondazione fino al 2023 (…) Ci sono fascicoli aperti relativi alle attività della fondazione in relazione ai soldi che sarebbero stati erogati negli ultimi anni a privati, mentre il Ministero starebbe approfondendo una specifica questione che riguarda due milioni di euro che la fondazione avrebbe dato nel dicembre 2017 a una società di facility management e global service di Pescara».
Nell’interrogazione si fa anche riferimento a «operazioni immobiliari portate a termine dalla società Gestione culturali srl, unipersonale, che è della stessa fondazione, oltre a dei prestiti obbligazionari».
E infine si parla «di diversi milioni di euro che sarebbero stati erogati a personaggi che ruotano in uno stesso specifico ambito, quello legato al Pescara Calcio».
I firmatari dell’interrogazione tirano le somme chiedendo al ministro dell’Economia di avviare un’inchiesta su questa e su altre Fondazioni «visto che da quando sono nate negli anni '90 molte di loro sono state travolte da scandali e inchieste giudiziarie».